Lippi e la Champions: «Juve, che tridente! Il Napoli…»

marcello lippi
© foto www.imagephotoagency.it

Intervistato da “La Gazzetta dello Sport”, Marcello Lippi inquadra la sfida di Champions: «Allegri stanco dopo tre anni? Non credo»

«Le grandi favorite – Barcellona, Real Madrid, Bayern Monaco – non mi sembrano irraggiungibili come un tempo. E quindi è logico e lecito che quest’anno la Juve possa giocarsi le sue carte». Dalla Cina con passione e tanta esperienza — quattro finali in bianconero, una vinta — Marcello Lippi legge la Champions che verrà. Porto­-Juve potrebbe già chiarire molte cose sulle prospettive bianconere, ma non si può negare un pensiero ricorrente: se non ora, quando?

TRIDENTE SOSTENIBILE – A dicembre lei diceva che Allegri avrebbe schierato tre punte. È stato superato dalla realtà. «Avevo detto: Max ci sta pensando, ha in mente da tempo Dybala, Mandzukic e Higuain assieme, come le grandi d’Europa che schierano tutte tre attaccanti. Ma è andato oltre aggiungendo un quasi attaccante, Cuadrado, e un centrocampista offensivo, Pjanic. L’ha fatto bene, a piccoli passi. Preparando gradualmente la Juve alla seconda parte della stagione, quella della Champions». Ci sono analogie con la sua Juve campione nel ‘96 e con il tridente Vialli-Del Piero-Ravanelli? «Tante. Soprattutto nell’atteggiamento, nella mentalità. Ma una differenza sostanziale: la mia aveva tre grandi attaccanti ma anche tre centrocampisti veri. Deschamps, Conte e Sousa, che oggi sono c.t., tecnico vincente ed emergente».

OBIETTIVO CHAMPIONS – È un’eresia immaginare la Juve tra le favorite? «No. La squadra è sicuramente cresciuta. Sarebbe sbagliato dire che, essendo arrivata in finale nel 2015, adesso che è più forte vincerà: un’equazione forzata. Ma ci sono segnali importanti, come l’autostima e la convinzione che si acquistano giocando grandi partite contro grandi squadre». Conte dopo tre anni ha lasciato, Allegri è al terzo anno, anche Lippi dopo tre anni ha avuto voglia di lasciare la Cina: è questo il nuovo limite di sopportazione? «No. Il mio problema era la lontananza da casa, diecimila chilometri. Tre anni non possono portare all’esaurimento. Se Max avesse la percezione di non essere gradito non resterebbe: ma credo che questo sia l’ultimo dei pensieri della Juve e suo, in questo momento. Per ora pensano solo al sesto scudetto che li farebbe entrare nella leggenda e alla Champions che è fattibile».

NAPOLI, PORTO E GIOVANI – Forse ci eravamo illusi sul Napoli contro il Real Madrid? «Ma il Real non è stato superiore dal punto di vista tecnico: è soltanto più abituato a giocare nell’atmosfera di certe “cattedrali”. Il Napoli ha la stessa grande qualità e, in più, una filosofia di gioco particolare, riconoscibile, unica. Pur essendo la prima partita di altissimo livello non si è vista troppa differenza. Ribaltare il risultato non è impossibile. Il Napoli può fare due-­tre gol al San Paolo, in un’altra atmosfera. Ma deve organizzarsi bene per non subire un gol, altrimenti è finita». Con tutto il rispetto, il Porto non è il Real Madrid, ma Lippi avverte: «Il Porto è un’ottima squadra, ben allenata da Nuno. Ha un atteggiamento di buona concretezza. Ma non c’è dubbio che una Juve concentrata e attenta, con l’obiettivo di imporsi in questa stagione, possa avere la meglio. Cominciando dall’andata. Escluse forse Madrid e Barcellona, il fattore campo conta meno di un tempo. E la Juve sicuramente non subisce la pressione della trasferta». I nostri club sono in progresso e anche la Nazionale sembra avere un futuro con questi giovani: una casualità o cosa? «Era il momento di ricostruire. Un allenatore saggio e maestro come Ventura s’è trovato in mano materiale di altissimo livello. Con la fondamentale differenza, rispetto al passato, che questi giocano quasi tutti titolari. Quindi si può essere ottimisti».