2013
Manifesta inferiorità. E Messi non è un leader
Un 7-0 oltre ogni ipotesi preventivabile alla vigilia. Dopo il 4-0 dell’Allianz Arena il Bayern Monaco asfalta il Barcellona anche tra le mura amiche del Camp Nou, rifilando un passivo umiliante alla squadra che ha dominato il recente passato calcistico. Più forte il Bayern, fattore prevedibile anche prima delle semifinali, ma l’entità della sconfitta e le prestazioni mostrate nei 180 minuti segnano un profondo punto di discontinuità.
UN MODELLO DI CALCIO IMPRATICABILE PER ANNI – Il celebre tiqui-taca sul quale il Barcellona ha fondato i suoi eccezionali successi degli ultimi anni è un modello di gioco che necessita di una condizione fisica strepitosa. Le ragioni? La squadra di Rijkaard prima e di Guardiola poi, grazie ad un pressing alto praticato in modo asfissiante per l’intero arco della gara, si ritrovava con il pallone tra i piedi praticamente per il 70% della fase attiva della partita: pallone trattato con cura sublime da palleggiatori del calibro di Xavi ed Iniesta, idea di gioco che punta al logoramento dell’avversario tramite appunto un possesso palla condotto per vie orizzontali con lo sfogo dato da improvvise accelerazioni affidate ad attaccanti del valore di Eto’o, Messi, Villa e chi più ne ha ne metta. Lo schema è stato applicato in pieno dallo sfortunato Tito Vilanova: se ha pagato in una Liga il cui livello medio sembra ad onor del vero piuttosto basso e la velocità d’esecuzione ancora inferiore, è impossibile prevalere in territorio europeo contro una squadra che ti distrugge sul piano del ritmo. Tradotto: se non sei al massimo dell’atletismo, o non hai il Messi di turno che vince la partita da solo, oppure finisci inevitabilmente per soccombere. Salvo evitare il tutto cambiando strada e allenatore.
MESSI CAMPIONE ECCEZIONALE MA NON LEADER – Partita compromessa nella disfatta dell’andata? Probabilmente sì. Anzi, sicuramente alla luce del manifesto squilibrio tra i valori delle due proposte calcistiche. Ma quelle infinitesimali chance di rimonta – o remuntada per dirlo alla spagnola – da accreditare al Barcellona si sono azzerate nei minuti precedenti al fischio iniziale, quando si è diffusa e poi accertata la notizia della non titolarità di Messi. Che, non al meglio della sua condizione fisica, si è accomodato in panchina. Inutile nascondercelo: la squadra ha accusato il colpo. Se Messi fosse stato indisponibile sarebbe andato in tribuna, una volta in panchina va considerato disponibile e, seppur stringendo i denti, avrebbe dovuto garantire la sua presenza alla squadra. Nelle sconfitte si mette la faccia al pari delle vittorie. Questione di stoffa, dna da leader richiesto a chi ha vinto per quattro volte il Pallone d’oro: la Pulce è indiscutibilmente il calciatore più talentuoso della sua generazione ma pecca in tal senso, è un perfetto catalizzatore quando le cose girano per il verso giusto ma fatica a trascinare una squadra nel momento del bisogno (l’ultimo Barcellona) o una realtà non oleata alla perfezione (la nazionale argentina).
BAYERN MONACO MOSTRUOSO – Tutto il resto lo ha fatto la disarmante squadra di Heynckes: Bundesliga vinta con deciso anticipo e con venti punti di distacco dalla diretta inseguitrice Borussia Dortmund, prossima avversaria nella splendida finale di Champions League tutta tedesca. Novanta reti realizzate e quattordici al passivo, di cui solo tre incassate fuori casa; finale di Coppa di Germania e Champions League dal cammino devastante, basti pensare al complessivo 11-0 con il quale ha umiliato Juventus e Barcellona rispettivamente in quarti e semifinali della massima competizione europea. Numeri che paradossalmente solo in parte illustrano lo strapotere che il Bayern Monaco sa esprimere in campo: squadra compatta che si muove in blocco e trova sfogo sia per vie centrali sull’asse Martinez-Schweinsteiger-Muller che sulle corsie laterali, con la qualità di attori eccelsi quali Ribery e Robben e le sovrapposizioni di laterali completi come Lahm e Alaba. Portiere insuperabile, coppia difensiva affidabile e finalizzatore – che sia Gomez o Mandzukic – che ha a disposizione una quantità infinita di azioni da gol. Una macchina perfetta a cui va aggiunto il quid di personalità da riconoscere ad una squadra che perde due finali di Champions League – una tra le mura amiche dell’Allianz Arena – e si riscatta con tale ardore. Il top del calcio mondiale andrà in scena a Wembley il prossimo 25 maggio e possiamo scommetterci: il Borussia Dortmund non giocherà la parte della vittima sacrificale.