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Milan, il buio oltre San Siro: le colonne di Allegri ora traballano
Da Leao a Rabiot, i fedelissimi di Allegri affondano tra Sassuolo e Atalanta. Ecco chi è finito sul banco degli imputati nel Milan
Se il Milan è apparso una squadra “scollegata” nelle ultime due uscite, la responsabilità cade inevitabilmente sui singoli che dovrebbero garantire leadership e qualità. Le sconfitte contro Sassuolo e Atalanta non hanno evidenziato solo limiti tattici, ma un preoccupante calo psicofisico di alcuni interpreti fondamentali. La sensazione è quella di un gruppo che ha perso la bussola, dove persino i “pretoriani” di Massimiliano Allegri faticano a tenere dritta la barra.
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Il tracollo dei leader: Leao e Loftus-Cheek
Il caso più eclatante è quello di Rafael Leao. Il portoghese sembra aver imboccato una parabola discendente che preoccupa i tifosi: tra Reggio Emilia e San Siro è apparso “al capolinea”, incapace di aggredire la profondità e troppo spesso lontano dal cuore dell’azione. L’errore sotto porta contro la Dea è la fotografia di una fiducia ai minimi storici. Non va meglio a Ruben Loftus-Cheek, diventato improvvisamente un mistero: l’uomo che doveva spaccare le partite con la sua fisicità ora finisce a terra al primo contrasto, perdendo sistematicamente ogni duello in mediana e lasciando il centrocampo privo di protezione.
La mediana senza bussola
Anche chi solitamente garantisce equilibrio, come Adrien Rabiot e Samuele Ricci, è finito nel tritone della critica. Il francese, pur restando il pupillo del tecnico, non è riuscito a fare la differenza, fermato dalla sfortuna (il palo colpito contro l’Atalanta) e da una lucidità appannata. Ricci, dal canto suo, sembra aver smarrito quei tempi di gioco che lo avevano reso l’architetto del centrocampo: la sua lotta è generosa, ma spesso confusa e costellata da palloni persi in zone sanguinose del campo. Sulla stessa linea si muove Saelemaekers, un giocatore “a metà del guado” che non riesce più a essere l’arma tattica capace di mandare in crisi le difese avversarie e che, per di più, si fa squalificare per un giallo per proteste che la dice lunga sulla frustrazione che sta vivendo.
Difesa e attacco: Gabbia e Gimenez in affanno
In retroguardia, Matteo Gabbia ha sofferto maledettamente il confronto fisico con gli attaccanti avversari. Se a Sassuolo era finito nella morsa di Laurienté, contro l’Atalanta ha lasciato troppo spazio di manovra a Krstovic, permettendo sponde e conclusioni con una facilità inaccettabile per i livelli richiesti. Davanti, l’invisibilità di Santiago Gimenez è diventata un tema di discussione: il messicano è apparso un corpo estraneo alla manovra, incapace di incidere e di farsi trovare pronto nel momento del bisogno, se non per un unico guizzo che ha liberato Leao ieri sera.
Conclusioni
Il Milan ha bisogno di ritrovare i suoi riferimenti. Allegri dovrà lavorare molto sulla testa di questi giocatori, perché senza il recupero dei “big” il rischio è quello di veder svanire quanto di buono costruito nella prima parte di stagione. Il tempo degli alibi è finito: per raggiungere la Champions servono i fatti, non le simulazioni o i gesti di stizza.