More than great

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Is Verratti a great player? “More than great”. La risposta di un certo Zlatan Ibrahimovic alla domanda che un giornalista francese gli ha rivolto nel post Psg-Dinamo Kyev. Risposta secca, che non lascia spazio a dubbi o interpretazioni varie. Dove è la notizia? Che a dire ciò è un tale Zlatan Ibrahimovic: uno il cui solo pensiero di fare un complimento ad un suo collega basta a rovinargli la giornata.

FENOMENO VERRATTI – Lo svedesone lo ha guardato per l’intero arco della partita con un mix tra stupore, ammirazione e felicità. Gli ha continuamente manifestato apprezzamenti ad ogni giocata, gli alzava il pollice in segno di “ok”, se lo coccolava come un fratello maggiore e sgranava gli occhi quasi a chiedersi come fosse possibile. Come fosse possibile che un ragazzino di 19 anni, alla prima in Champions League, riuscisse a strabiliare la platea con giocate fuori dal comune, ancor più assurde se effettuate nella sua zona di campo di competenza. Marco Verratti ha già in mano le chiavi del milionario Psg: quando i suoi compagni di reparto recuperano palla alzano la testa e guardano dove è lui, perché lui ricambia facendo qualcosa di anormale. Non è il puro bagaglio tecnico a lasciare allibiti, ma la personalità con cui il giovane abruzzese si lascia andare alle sue giocate.

ANCELOTTI: IL MAESTRO SULLA SUA STRADA – Alle volte le vie della vita risultano così perfette che quasi sembrano un disegno prestabilito. Un fato talmente benevolo e preciso da sembrare perfetto. Cosa poteva accadere di meglio ad un esordiente regista in rampa di lancio? Carlo Ancelotti. L’ex tecnico del Milan ai tempi dell’esperienza rossonera non si era intimorito di fronte all’idea di trasformare Andrea Pirlo in regista e tramutarlo nel miglior interprete mondiale di quel particolare ruolo. E appena avrà visto il primo allenamento di Verratti si sarà leccato i baffi rivedendo l’arte dell’allievo nelle gesta del grande maestro. Uno più uno fa ancora due e Carlo Ancelotti ci ha messo molto poco a consegnare le chiavi del suo Psg al nuovo talento del calcio italiano, già regista di una delle squadre più valide del panorama mondiale e quindi in rampa di lancio verso una carriera da fuoriclasse assoluto.

IL POST PIRLO E LE SOCIETA’ ITALIANE – Non solo Ancelotti, ma Prandelli e chi gli succederà sulla panchina azzurra si fregano le mani. Anche qui il destino sembra disegnare tracciati perfetti: Andrea Pirlo si avvia verso la conclusione di una carriera illuminata e una nazione intera scopre di avere il suo sostituto già tra le mani. Che goduria. Verratti può studiare per altri due anni dal miglior interprete mondiale del ruolo di regista e partecipare in prima persona al passaggio di consegne che avverrà appena dopo il Mondiale brasiliano del 2014. Uno spettacolo pirotecnico con un solo assente ingiustificato: le società italiane. Hanno tentennato, tremato, palesato dubbi, incertezze e quanto altro su un investimento di per se certo: immediata poi la classica beffa con il club estero che forte della sua solidità economica ci priva di un talento meraviglioso. Di un “more than great” che avremmo ammirato volentieri ogni domenica negli stadi nostrani. Che rammarico, in bocca al lupo campione.