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Calcio Estero

Solari: «Brasile favorito per la Copa America ma Messi si merita un trofeo con l’Argentina»

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Santiago Solari ha presentato sulle pagine de La Gazzetta dello Sport la Copa America ormai ai nastri di partenza: le sue parole

Santiago Solari ha presentato sulle pagine de La Gazzetta dello Sport la Copa America. Le sue parole.

COPA AMERICA – «Mi è parso tutto strano dal- l’inizio: la scelta di due Paesi tanto lontani, per cominciare, e di questi tempi. L’attualità ha fatto il resto: i problemi politici in Colombia e il fatto che l’Argentina sia in fondo alla fila del processo di vaccinazione hanno portato alla rinuncia. Si è fatto avanti il Brasile e si gioca. Non entro nel merito del giusto o sbagliato o delle proteste dei calciatori: viviamo tempi difficilissimi, ci sono dei contratti e soltanto il governo di un Paese può decidere di rinunciare od organizzare una competizione».

BRASILE FAVORITO – «Sempre. Sono in gran forma, hanno vinto le 6 partite che hanno giocato nelle qualificazioni Mondiali eguagliando un record del Brasile del 1970, e ora hanno anche il fattore campo. L’Argentina deve provare ad approfittare della presenza di Messi, finché c’è, per provare a conquistare un titolo che ci scappa dagli anni 90. È tantissimo che non vinciamo: l’Argentina ne ha bisogno e Messi se lo merita». 

MESSI – «Messi è un esempio. È un uomo che si è dedicato totalmente alla sua professione. Non ha mai utilizzato la sua fama, la sua figura o il suo status per parlare di politica o di altro, non è salito sul pulpito del populismo dove normalmente la società chiede ai calciatori di elevarsi a predicare. A me questo sembra un gesto di dignità e umiltà. Leo per me è un vero genio ribelle: in questo mondo nel quale chiunque vuole esibirsi sui social, cercare la fama e dire al sua su tutto ciò che non sa, dalla pandemia alla politica, Messi pensa ad allenarsi, a giocare, a far gol e ad essere il migliore un anno dopo l’altro. Da 15 anni. È chiaro che si contrappone ad un altro mito argentino, il nostro altro Dio, Diego. Che ha fatto tutto in un altro modo. Maradona è assurto a mito letterario perché ha esposto tutto ciò che aveva dentro, sentimenti, pensieri, passioni, tutto. Ci ha fatto piangere, ridere, emozionare, arrabbiare. Abbiamo amato Diego perché ha mostrato la sua vulnerabilità e la sua umanità, ma per farlo ha pagato con la vita, un prezzo troppo alto. Non si può incolpare Messi di aver preso un’altra strada».

ANCELOTTI – «Carlo Ancelotti è nel cuore di tutti i madridisti, è parte della nostra storia. Con lui è arrivata l’agognata Décima dopo 12 anni di attesa, trionfo che ha segnato l’inizio di un ciclo vincente di 4 coppe in 5 anni, la seconda grande tappa storica dopo le 5 Coppe dei Campioni consecutive degli anni 50. Il suo ritorno non mi ha sorpreso, al contrario: da madridista mi è parsa una scelta molto naturale e logica».