Un Europeo da 9 in pagella: ecco i motivi - Calcio News 24
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2012

Un Europeo da 9 in pagella: ecco i motivi

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La premessa è d’obbligo: c’è l’amaro in bocca per l’epilogo del Campionato europeo. La Spagna si è imposta nettamente sull’Italia in una partita in cui niente è andato per il verso giusto. Senza nulla togliere – e ci mancherebbe – alla nazionale iberica, nel corso della competizione questa Spagna era parsa più umana di due o quattro anni fa. Il rammarico è legato all’approccio alla partita: l’Italia credeva nel bottino pieno ma poi, una volta sul campo, ha ritenuto l’impresa impossibile. Giocato alla pari con la Spagna nella gara d’esordio, in finale le gambe hanno tremato. Peccato, ma l’Euro 2012 della squadra di Prandelli resta eccellente: ecco le ragioni.

IL CORSO DI PRANDELLI – L’operato di un allenatore va giudicato in base ai tempi: cos’era la nazionale italiana prima dell’approdo di Prandelli e cos’è ora. Il tecnico di Orzinuovi, in carica dall’agosto del 2010, ha raccolto le ceneri di un fallimento, quello del mondiale sudafricano, ed un gruppo bollito in termini di rendimento e motivazioni. Il rinnovamento è stato di primissimo ordine: tante le scommesse vinte – vedi Balotelli, la duttilità tattica, l’idea di gioco di cui si parlerà dopo – ed ottimi i risultati. L’Italia, dopo aver superato il girone eliminatorio condizionato dall’unica pecca della rete subita dalla Croazia, ha disputato due sfide entusiasmanti con Inghilterra e Germania, conquistando una finale che le deludenti amichevoli pre-Euro 2012 e lo scandalo scommesse avevano reso un obiettivo irraggiungibile.

IDEA DI GIOCO E PERSONALITA’ – Andiamo con ordine: la rivoluzione nel gioco – in piena controtendenza con la scuola italiana – è ciò che ha fatto balzare la nazionale italiana sulle prime pagine mondiali. Prandelli ha ottenuto risultati straordinari passando per la strada minata dell’imposizione del gioco: le partite con Inghilterra e Germania testimoniano la validità di un progetto che, in quanto tale, non potrà essere condizionato da un risultato favorevole o meno. Le idee smuovono il mondo, quest’Italia ha una sua precisa identità di cui non si ricordano simili nel recente passato. Personalità: sarebbe troppo facile concentrare l’attenzione soltanto sulla deludente finale, dove è vero che le gambe abbiano tremato. Ma il gruppo si è dimostrato assolutamente solido nel rimbalzare le insidie dei soliti franchi tiratori nella settimana che ha preceduto l’avvio della competizione, facendo emergere invece – questa volta sì, in pieno stile italiano – quella compattezza e quell’unione, quella volontà di riscatto che già in passato ha reso grandi le vicende italiane.

IL FUTURO: ROAD TO BRASILE 2014 – Il primo punto a favore è stato messo a segno ieri nel postpartita: Cesare Prandelli resta al timone dell’Italia, e non poteva giungere una notizia migliore. La nazionale italiana che ha riconquistato l’amore del suo popolo resta nelle mani dell’artefice principale della sua rinascita, e questo è il biglietto da visita più efficace per il prossimo Mondiale sudamericano. L’unica incognita sulle carte d’identità è legata al direttore d’orchestra Andrea Pirlo: l’auspicio di tutti è che possa giocare ad alti livelli per altri due anni, ma una guida oculata quale Prandelli ha il tempo necessario per trovare le soluzioni appropriate in tutti i ruoli. C’è un Verratti da studiare, un Giuseppe Rossi da attendere e le dinamiche di un intero movimento calcistico da percepire: tra due anni la fotografia sarà inevitabilmente un’altra ed è compito del nostro ct cogliere i frutti migliori già dalle qualificazioni a Brasile 2014. La conclusione spetta a Lega e società: gli interessi dei club sono sotto gli occhi di tutti e nessuno in Federazione vuole oscurarli. Sarà fondamentale però, da parte delle società italiane, istaurare una collaborazione proficua con le necessità della nazionale nel prossimo futuro: la conferma di Prandelli e lo spirito di gruppo sono le miglior fondamenta per elevare un progetto che sappia ancora una volta stupire il mondo.