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Inter Napoli: le tre cose che non hai notato del match di Serie A
Inter Napoli, le tre curiosità sulla partita delle 20:45: sfida valida per la ventesima giornata di Serie A
E’ andata in scena a San Siro la partita fra Inter e Napoli, sfida valida per la ventesima giornata di Serie A. Ecco le tre cose che non sono state notate durante la partita.
Il 2-2 di San Siro tra Inter e Napoli è stato un ottovolante di emozioni, con i nerazzurri avanti due volte e sempre ripresi da un McTominay formato extra-lusso, fino all’ultimo brivido del palo di Mkhitaryan. Ma oltre ai gol e al VAR, la partita ha nascosto dinamiche sottili che raccontano molto dell’approccio delle due squadre. Ecco tre chiavi di lettura nascoste nelle pieghe del match.
1. Il “sospiro di sollievo” e la centralità di McTominay
Al 31′, San Siro ha trattenuto il fiato, ma soprattutto lo ha fatto la panchina del Napoli. Scott McTominay, autore del pareggio pochi minuti prima, dopo un ripiegamento difensivo cruciale per anticipare un appoggio di Thuram, si accascia toccandosi il ginocchio. In un periodo segnato da un’emergenza infortuni cronica per gli azzurri, l’idea di perdere l’uomo più coinvolto e dinamico del match sembrava il colpo di grazia. Quel momento di apprensione, seguito dal suo rientro in campo, ha sottolineato non solo la sua importanza tattica, ma anche quanto il destino del Napoli in questa fase dipenda dalla sua energia. Non è un caso che sia stato proprio lui, con un tocco al volo, a siglare il definitivo 2-2. Ma oltre agli episodi determinanti, colpisce come non scarichi mai le batterie e quante volte sappia districarsi nello stretto, adattando le sue lunghe leve in spazi dove non sembra possibile muoversi.
2. La fluidità posizionale dell’Inter e il ruolo di Calhanoglu
L’Inter di Chivu ha mostrato una fluidità posizionale notevole, che va oltre il semplice modulo. Un esempio lampante è arrivato al 44′, quando il difensore Bisseck si è ritrovato a concludere in area avversaria. Questa capacità di portare uomini diversi in zone inaspettate del campo è orchestrata spesso da Calhanoglu. Il turco non si limita a distribuire gioco, ma obbliga i compagni a muoversi: andando in aiuto al portatore di palla più vicino, temporeggiando e scaricando, crea spazi e detta i tempi per gli smarcamenti. Questa continua rotazione, con Barella che spesso si allarga molto sull’esterno per favorire gli inserimenti, è il marchio di fabbrica della manovra offensiva nerazzurra, che cerca di scompaginare le difese avversarie attraverso il movimento continuo.
3. L’aggressività del Napoli e i duelli individuali chiave
Soprattutto nel secondo tempo, il Napoli è rientrato con un piglio diverso, mostrando una maggiore reattività sulle palle sporche e un’aggressività che ha messo in difficoltà l’Inter. Un duello chiave è stato quello tra Calhanoglu e Lobotka: il turco è andato spesso in pressione alta sul regista slovacco, che però è stato bravissimo a mantenere la lucidità e a gestire il pallone anche in zone defilate e sotto pressione (come al 60′). Un altro duello che ha rischiato di costare caro all’Inter è stato quello tra Akanji e gli attaccanti del Napoli: lo svizzero ha vissuto una serata da incubo, bucando l’intervento sul lancio di Milinkovic-Savic al 47′ (graziato da Hojlund) e facendosi anticipare nettamente da Di Lorenzo al 50′. Segnali di una difesa che, sotto pressione, ha mostrato qualche crepa inaspettata, la più grande delle quali è costata il punto del pareggio definitivo.
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