Hanno Detto
Buffon svela: «Pio Esposito sarà un top, quando era allo Spezia mi scambiavo messaggi con un dirigente su di lui. La Juve di Spalletti è solo un po’ sfigata»
Il capo delegazione della Nazionale, Gianluigi Buffon, è intervenuto su diversi temi legati alla Juventus di Spalletti e non solo
Intervenuto al podcast La Tripletta de La Gazzetta dello Sport, il capo delegazione della Nazionale, Gianluigi Buffon, è intervenuto sul momento della Juventus e ha raccontato un retroscena legato a Pio Esposito.
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PIO ESPOSITO – «Con un dirigente molto importante italiano ridevamo perché su Esposito abbiamo cominciato a scambiarci messaggi a dicembre 2024. Era ancora a Spezia e ci siamo detti: “Cavolo, con uno così non si scherza, ha qualcosa”. Lui mi disse: “Io è da tre mesi che lo dico”. Poi ci mandavamo messaggi ogni domenica perché segnava ogni domenica. Secondo me può diventare un top perché ha un fisico strabordante: inevitabilmente l’impatto che ha in area e nei contatti è significativo. Poi ha un’umiltà incredibile, è intelligente, determinato, vuole migliorare sempre e accetta di stare nel gruppo anche se magari non ha ancora un ruolo da protagonista assoluto: ma lo fa con l’approccio giusto di chi sa che prima o poi toccherà a lui, si sta preparando per dimostrare quando arriverà il suo momento».
IL MOMENTO DELLA JUVE – «Il calcio è una materia che sfugge a ogni logica. Mentre si dipanava la partita con il Como mi arriva un messaggio da una persona di calcio che stimo molto che diceva: ‘Vedere la Juve così mi fa tenerezza’. Al che io gli dico: ‘Sì, oggi sì, ma se torniamo indietro a sette giorni fa, non 58, la Juve stava giocando una partita magnifica con l’uomo in meno a San Siro e l’ha persa al 92°’. Per cui secondo me c’è da analizzare con lucidità il percorso con Spalletti. Con lui ho visto una squadra con un’identità ben precisa, era da tanti anni che non la vedevo con quella ferocia nell’attaccare, nel proporre gioco. Perché secondo me ha proposto un gioco veramente di grande livello. Secondo me è stata un po’ sfigata… Ha pareggiato in casa con il Lecce facendo mille tiri in porta e sbagliando un rigore, a Cagliari ha subito mezzo tiro in porta e non ha avuto tantissime occasioni ma è una di quelle partite che se ti va male fai 0-0, invece l’hai persa… In queste cose è riuscita sempre a reagire, e questo è stato un segnale di grandissima forza. Poi purtroppo le sono capitate in una settimana l’Atalanta, la Lazio, l’Inter. E a Istanbul la Juve nel primo tempo aveva risposto ancora alle difficoltà di San Siro e della stessa partita. Poi secondo me hanno perso le energie psicofisiche e nel secondo tempo hanno preso un’imbarcata. Contro il Como, quando non stai bene, rischi di fare una figura così… Qualche strascico, anche a livello di assenze, l’ha avuto. Il lavoro dell’allenatore si è visto ed era tangibile, ma bisogna capire i momenti: è successo qualcosa che ti fa dire che la Juve non è stata fortunata. Conferma di Spalletti? Io farei quello che avrei in mente io (ride, ndr). Detto questo sarebbe indelicato parlarne, c’è Giorgione che conosce la Juve a menadito e saprà benissimo cosa fare e suggerire quando si parleranno con Comolli, Modesto e Ottolini. Noi la vediamo da fuori, certi dettagli magari da dentro li vedi meglio».
RITORNO COL GALATASARAY – «Penso che se la Juventus fosse stata al completo il motivo per spendersi nella partita ci sarebbe stato. Con due/tre gol poteva anche vincere. Venendo dalla sconfitta con il Como, con queste difficoltà numeriche… E poi all’andata il Galatasaray ha fatto cinque gol ma Osimhen non ha segnato… Per andare ai supplementari la Juve deve fare almeno quattro gol: lo speriamo, la sosteniamo in quanto italiana».
DI GREGORIO – «Penso che sia stata una piacevole sorpresa l’anno scorso, è stato decisivo per la qualificazione in Champions. In questo periodo qualcosa non sta andando come ci si aspettava, c’è poco da fare, però sono momenti e fasi che possono capitare a un portiere. Qua deve essere bravo lui, anche il mister e l’ambiente, nel far quadrato, nello stare vicino a lui, parlarsi e confrontarsi per capire qual è la cosa migliore da fare. Non vuol dire che se uno si prende un turno di riposo è bocciato per sempre: a volte può servire per trovare un tipo di lucidità, di distanza da certe situazioni».