Hanno Detto
Sal Da Vinci, il vincitore di Sanremo si racconta: «Il mio amore per il calcio e per il Napoli, ricordo la mia prima volta al San Paolo». Poi l’aneddoto sulla cena con Spalletti
Il cantante Sal Da Vinci, fresco vincitore del Festival di Sanremo, ha raccontato da dove nasce la sua passione per il Napoli e per il calcio
Nato a New York il 7 aprile 1969 (curiosamente, il giorno dopo una sconfitta del Napoli contro la Juventus) e cresciuto a Mergellina, Salvatore Michael Sorrentino, più noto come Sal da Vinci, ha trionfato al Festival di Sanremo. La Gazzetta dello Sport lo ha incontrato per indagare la sua fede azzurra.
L’AMORE PER IL CALCIO – «Mi piaceva giocare sulla fascia quando avevo i polmoni più d’acciaio di oggi ma, per me, è meglio la musica. Mi sono comunque sempre sottoposto all’allenamento cardio per poter affrontare i concerti. E ho fatto parte della Nazionale Cantanti per tanto tempo, rientrando dopo un periodo di pausa. Ne seguo sempre i progetti di beneficenza. D’altra parte, da noi il calcio è di famiglia».
IL CALCIO IN FAMIGLIA – «Mio fratello Francesco ha giocato in serie C mentre mio genero, Salvatore Santoro, ora è al Guidonia, prima era ad Arezzo ed è stato del Pisa. E così, anche se il mio rapporto con il Napoli è principalmente quello del tifoso romantico, perché sono molto, molto, molto appassionato, mi considero anche abbastanza attento agli aspetti tattici».
ANTONIO CONTE – «Antonio ha fatto benissimo il primo anno e sta facendo dei miracoli in questa stagione. Perché partire bene e poi vedersi decimata la squadra non è facile: sfido chiunque a mantenere il passo del campionato precedente. Conte, però, è un vero e proprio guerriero e anche un maestro per i suoi ragazzi».
LA PRIMA VOLTA AL SAN PAOLO – «Ricordo solo che ero un bambino, siamo andati allo stadio ma non saprei dire per quale incontro. Ricordo invece benissimo lo scudetto del Napoli di Maradona nel 1987. Mi sembra oggi se ripenso all’entusiasmo che ha attraversato la città per giorni. Ha avuto un sapore particolare anche il terzo scudetto, nel 2023, perché inaspettato, ma inaspettato nel vero senso della parola, costruito giorno dopo giorno, fatica dopo fatica. Insomma, sfidando le ripide salite…».
DIEGO MARADONA – «Non ho avuto modo di conoscerlo personalmente ma mi è capitato di vederlo per le strade della città, naturalmente circondato da una folla oceanica. Penso sia giusto ricordare che se sei sottoposto a quel tipo di pressione, tutti i giorni, a Napoli, fino a farti mancare il fiato, non è facile gestire tutto».
IL CALCIATORE DEL CUORE – «C’è stato un calciatore che poteva affermarsi come uno dei più bravi difensori italiani ma che, purtroppo, è stato frenato dagli infortuni: parlo di Ciro Caruso, un ragazzo che non ha mai incrociato la fortuna lungo la strada della sua vita. Andava in campo praticamente senza ginocchia e faceva la differenza ma è stato uno dei più bravi fra gli italiani nel suo ruolo. Pensa se fosse stato bene. Lo stimo, siamo molto amici».
QUELLA SERA A CENA CON SPALLETTI – «Una sera, dopo la vittoria dello scudetto, lui portò a cena la squadra. Io ero nello stesso ristorante. A un certo punto si avvicina e, stando alle mie spalle, canticchia una mia canzone. Non sapevo fosse lui, rimasi sorpreso. Un bell’omaggio».
IL SEGRETO DI “PER SEMPRE SÌ” – «Ha vinto perché è una canzone onesta, una canzone sincera con un messaggio ben preciso. Ovvero la consacrazione dell’amore in generale, parlo di amore in senso universale. Forse il segreto è stato l’onestà nel proporla in un momento anche confuso sul valore dei sentimenti. Credo che questa canzone abbia unito il pubblico o, quantomeno, abbia fatto riflettere con il suo messaggio semplice e pulito».
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