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“Stories of Strength”: la Juventus rilancia il tema della salute mentale con la Première all’Allianz

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“Stories of Strength”, la Juventus accende i riflettori sulla salute mentale: Première all’Allianz Stadium. Le parole di Locatelli e Rosucci

La Juventus si fa portavoce di un messaggio sociale di grande rilevanza annunciando la première della terza stagione di “Stories of Strength”, il documentario nato nel 2023 per abbattere pregiudizi e stigma legati alla salute mentale. Un progetto che unisce dimensione sportiva e umana, con l’obiettivo di incoraggiare il dialogo aperto e la condivisione delle fragilità personali, trasformando il club in un punto di riferimento per la sensibilizzazione su temi di benessere psicologico.

Il percorso di questa nuova edizione affonda le radici nella Giornata Internazionale della Salute Mentale dello scorso anno, quando la Juventus lanciò una call to action globale che generò una risposta straordinaria. Migliaia di tifosi decisero di raccontare le proprie esperienze più intime, non solo come testimonianze di difficoltà rimaste inascoltate, ma come richieste di connessione autentica. Da questo patrimonio emotivo sono state selezionate tre storie — Hani da Toronto, Johan da Cali e Pietro da Cattolica — che compongono il cuore del documentario, realizzato in collaborazione con Progetto Happiness, realtà editoriale dedicata all’esplorazione del benessere psicologico.

L’iniziativa conferma come il calcio possa diventare un potente veicolo di inclusione e consapevolezza, capace di superare i confini del campo per abbracciare temi centrali per la collettività. Alla première hanno partecipato anche i due capitani bianconeri, Manuel Locatelli e Martina Rosucci, a testimonianza dell’impegno condiviso da tutto il club nel promuovere una cultura del supporto e dell’ascolto.

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Manuel Locatelli«So la responsabilità che abbiamo quando giochiamo, tutto il mondo ci guarda quando entriamo qui allo stadio. Ma non deve essere una pressione bensì una responsabilità bella. La prendiamo. Io ero come loro, la mia famiglia anche, so cosa significa essere un tifoso della Juve, aspettavo tutta la settimana quei 90′. Per me è un onore e un privilegio essere dall’altra parte e ho una responsabilità in più. Gli uomini fan più fatica a parlare dei loro problemi? È un tema che sta migliorando. Delle volte non dicendo delle cose le senti meno pesanti, ma parlare significa accettare dei problemi. Anche io ho accettato i problemi, se non ne parli non avrai mai gli strumenti per risolverli».

Martina Rosucci: «Giocare alla Juve è qualcosa di grande, lo avverti appena entri negli spogliatoi. Durante gli anni mi sono resa conto che dietro la richiesta di un autografo o di un selfie c’era qualcosa di molto grande. Inizialmente mi sono sempre stranita, non capivo cosa ci fosse dietro questa richiesta di presenza. Poi ho capito che ogni persona vive il suo momento, quindi è giusto essere sempre disponibili e la loro felicità si riflette su di noi. Il calcio come rifugio? Sì, tutti i giorni. Qualsiasi cosa succederà avrò quell’ora e mezza di felicità quotidiana. Ogni persona dovrebbe averne una. Quando ho avuto due infortuni gravi ho sempre pensato a tornare a raggiungere quella cosa lì e questo mi ha dato forza».

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