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Calcio Estero

Amaanah Lions: a Houston il calcio dà una nuova vita ai rifugiati

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Amaanah Lions

Oltre la FIFA, per dare dignità alle persone, un’esperienza importante in una delle città del Mondiale

Alle 19:15 in punto, sul campo in erba sintetica del centro culturale turco a sud di Houston (Texas), l’umidità asfissiante non ferma un gruppo di ragazzi speciali. Tolgono gli scarpini dagli zaini e indossano tutti la medesima divisa: quella degli Amaanah Lions, l’unica squadra di calcio di rifugiati della città. Inizia così un interessante reportage proposto da Domani.

In campo si respira il mondo: si parla inglese, arabo, birmano, dari, spagnolo. Le nazionalità si incrociano e si mescolano durante il riscaldamento, unendo giovani in fuga da guerre e persecuzioni in Afghanistan, Myanmar, Sierra Leone e Iraq. Per un paio d’ore, la sofferenza e i ricordi dei campi profughi svaniscono: esiste soltanto il pallone, un paio di scarpini prestati e la libertà di giocare.

Una comunità oltre lo sport

L’idea nasce nel 2013 all’interno di Amaanah Refugee Services, un’organizzazione dedicata all’assistenza dei nuovi arrivati. Il fondatore e allenatore Amine Amrouni racconta che la squadra è nata quasi per caso, per colmare un vuoto: «Aiutavamo i genitori a inserirsi, ma per i loro figli non c’era nulla. Volevamo solo dare loro un posto sicuro per fare ciò che amano».

Il problema principale negli Stati Uniti, sottolinea Amine, sono gli altissimi costi per accedere al calcio amatoriale e giovanile, inaccessibili per le famiglie rifugiate. Gli Amaanah Lions offrono un’alternativa completamente gratuita, partendo dall’ultima divisione della lega cittadina per poi conquistare sette storiche promozioni.

Ma il calcio è solo il gancio. «Amaanah in arabo significa “qualcosa che ti viene affidato”. Questi ragazzi sono una nostra responsabilità», spiega l’allenatore. Attraverso il pallone, l’organizzazione fornisce tutoraggio, borse di studio e orientamento universitario per spezzare il circolo vizioso che costringe molti giovani a lavori precari per mantenere la famiglia. Oggi, tra i giocatori ci sono fisioterapisti, ingegneri, paramedici e avvocati, uniti a prescindere dal credo religioso.

Il paradosso dei Mondiali 2026: tanto Vicini, troppo Lontani

A pochi chilometri da quel campo amatoriale, Houston ha recentemente ospitato i ricchissimi e inaccessibili Mondiali del 2026. Nonostante alcuni ragazzi dell’associazione siano stati scelti come raccattapalle per gli eventi FIFA, la richiesta di Amine di avere qualche biglietto omaggio per far assistere i giocatori più grandi alle partite ha ricevuto un secco e deludente “no”.

«Le partite si giocano nel loro cortile di casa, eppure restano irraggiungibili», commenta amaro l’allenatore. «Quello che dovrebbe essere il gioco di tutti è diventato esclusivo. Sarebbe stata una storia bellissima anche per la FIFA: rifugiati che assistono a un Mondiale nella loro nuova città».

Nonostante la delusione, il lavoro degli Amaanah Lions prosegue inarrestabile. Mentre l’allenamento si conclude sotto il cielo buio e appiccicoso del Texas, Amine guarda i suoi ragazzi: «Il nostro vero compito è fare in modo che, un giorno, non abbiano più bisogno di noi».

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