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Calcio Estero

Giustizia sportiva sotto choc: la sentenza UE su Agnelli e Arrivabene abbatte l’autonomia federale

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Andrea Agnelli

Giustizia sportiva rivoluzionata dalla sentenza UE su Agnelli e Arrivabene: cosa è stato deciso e i prossimi passi

«Exsurge Domine, sorgi o Signore, […] un cinghiale è entrato nella vigna». Inizia così l’articolo de La Stampa, dedicato alla sentenza di ieri: richiamando la storica bolla papale di Leone X del 1520 contro Lutero, si può ben inquadrare la portata dello sconquasso che sta travolgendo la giustizia sportiva italiana. Il “cinghiale” che ha scardinato un sistema ormai fragile è la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sui ricorsi di Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene contro le squalifiche per il caso plusvalenze-Juventus. Un verdetto che cancella definitivamente il principio di autonomia assoluta difeso fino a oggi dalle federazioni.

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Dall’inchiesta Prisma a Lussemburgo

La vicenda nasce nel maggio 2021, quando l’inchiesta “Prisma” della Procura di Torino accende i fari sui bilanci della Juventus. Il percorso sportivo — tra proscioglimenti, riaperture del processo e le dimissioni del Cda bianconero a inizio 2023 — porta alle inibizioni di 24 mesi per il presidente Agnelli e 16 per l’ad Arrivabene, sanzioni confermate dal Coni ed estese a livello globale dalla Fifa.

Sembrava la parola fine, ma i due dirigenti scelgono di ricorrere al Tar del Lazio. Il tribunale amministrativo, rilevando come il blocco dell’attività lavorativa in tutta Europa potesse violare le libertà fondamentali dell’Unione, dispone il rinvio pregiudiziale a Lussemburgo.

La svolta: le sanzioni devono essere proporzionate

La risposta della Corte UE è netta: vietare l’esercizio di un’attività professionale in tutti gli Stati membri calpesta il diritto alla libera circolazione dei lavoratori. Sebbene il calcio mantenga il diritto di darsi regole per garantire la stabilità finanziaria, le sanzioni devono essere «proporzionate, coerenti e basate su criteri trasparenti e oggettivi». Soprattutto, i cittadini devono disporre di un ricorso giuridico effettivo davanti a un giudice statale indipendente per chiedere l’immediato annullamento della squalifica.

Cosa cambia adesso: i tre pilastri della rivoluzione

Le federazioni non avranno più l’ultima parola e dovranno riformare i propri ordinamenti per evitare che ogni sanzione venga azzerata dai giudici amministrativi:

  • Il giudice “esterno”. La giustizia sportiva deve consentire agli individui di rivolgersi a un tribunale ordinario competente ad annullare le sanzioni e a disporre misure cautelari d’urgenza.
  • Indipendenza dalle pressioni interne. Va garantita la totale indipendenza dei giudici federali da pressioni esterne, specialmente da parte delle organizzazioni sportive che li nominano e possono revocarli.
  • Controllo giurisdizionale. Devono essere assicurate tutte le necessarie garanzie procedurali, in particolare il rispetto del diritto alla difesa, sotto un effettivo controllo degli atti.
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