2013
Thuram: «Razzismo? Non è una malattia incurabile»
RAZZISMO PARMA JUVENTUS THURAM – Autore del libro «Le mie stelle nere», Liliam Thuram ha parlato del razzismo, affrontando il problema diversamente: l’ex difensore di Parma e Juventus, infatti, ha raccontato 45 personaggi neri. «Perché ho scritto questo libro? Perché mancava. Quasi tutti a scuola sentono parlare dei neri quando si studia la schiavitù, ma poi nessuno racconta, ad esempio, che la prima operazione a cuore aperto è stata fatta da un nero, Daniel Hale Williams. E come lui ci sono migliaia di persone straordinarie di cui la gente sa poco o nulla. C’è uno stereotipo che è più razzista di tanti cori. Pensare che i neri siano superiori nello sport è un modo per relegarli in un altro ghetto», ha dichiarato Thuram nell’intervista rilasciata a Tuttosport, dove ha parlato del razzismo in Italia e all’estero: «Una volta, dopo una partita con il Milan, andai a parlare coi tifosi del Parma perché non mi era piaciuto quello che gridavano a Ba e Weah. La partita successiva in curva c’era uno striscione con scritto: “Thuram rispettaci. Secondo me in Italia non va peggio che altrove: io ci ho vissuto benissimo. A Parma e a Torino ho molti amici e ci torno con piacere. E non mi fanno paura quelli che, anche negli stadi, sono una minoranza. Piuttosto sono altri segnali a preoccuparmi. Ad esempio quando un ct della nazionale francese parla di quote per neri e arabi. Idee del genere sono molto peggiori di qualsiasi coro».
Entrando, invece, nel merito del calcio giocato, il francese ha parlato del successo di Ancelotti al Paris St Germain e di quello di Conte alla Juventus: «Ancelotti, insieme a Wenger, è il tecnico cui sono più legato. Fu lui a convincermi a passare alla Juventus, anche se poi, quando io arrivai a Torino, non c’era più. A Parigi ci vediamo ogni volta che possiamo: è una persona per bene. Conte? Già allora si intuiva che potesse intraprendere una carriera del genere. Non so come sia coi giocatori adesso: con noi in spogliatoio non era tra quelli che parlavano molto ma era un tipo che, con poche parole, si faceva seguire».
Il futuro di Thuram si rilega al discorso razzismo: «Futuro da allenatore? No. Mi piace il lavoro che porto avanti con la mia fondazione. E voglio continuare così. E poi per i tecnici neri non c’è molto spazio in Francia. Sapete quanti sono gli allenatori neri nei campionati di vertice? Li ha contati l’Equipe: sono l’1,28%, in tutti i principali sport di squadra. Pessimista? No, perché le cose possono cambiare, anche rapidamente: fino al 1994 in Sud Africa c’era l’apartheid, poi Mandela è diventato presidente. Il razzismo non è una malattia incurabile: serve educazione. Ed è per questo che mi impegno. Credetemi: anche la Francia, prima o poi, avrà il suo Obama».