2013
Palermo, Sorrentino: «Niente quote salvezza»
PALERMO SORRENTINO BOLOGNA SAMPDORIA – Protagonista di una trasmissione andata in onda su una TV locale, Stefano Sorrentino ha parlato dei prossimi impegni che vedranno protagonista il suo Palermo. L’estremo difensore della formazione rosanero ha fatto capire che non bisognerà guardare a lunga scadenza, se si vorrà agganciare il treno che porta alla permanenza in Serie A, con l’arrivo a pari punti che non garantisce la salvezza: «Con la Samp avrei fatto di tutto per esserci, sono anche partito con i compagni. Poi ha prevalso il buon senso, avrei rischiato troppo. Era giusto che riposassi, con Benussi poi il Palermo era in buone mani. La corsa per non retrocedere? Al momento per evitare la B è lotta a quattro, col Pescara un po’ più staccato, che ha uno spareggio vitale col Siena. Per noi passa tutto dalla sfida col Bologna: toccando ferro, se non vincessimo, gli ultimi due successi conterebbero meno. Speriamo poi che il Siena non batta il Pescara e che Delio Rossi ci faccia un bel regalo nel derby col Genoa. Se poi vincessimo con gli emiliani e il Chievo fosse fermato dal Catania, chissà, magari anche per i veronesi, visto il loro calendario, potrebbe tornare tutto in ballo. Nulla contro la mia ex squadra, a cui auguro di salvarsi, ma è la squadra più vicina e più siamo a lottare meglio è. Quote salvezza? Meglio non fare certi discorsi, quando sono arrivato si pensava di battere in casa Atalanta, Siena e Pescara e non è andata bene con nessuna delle tre. Su sette gare le tre in trasferta sono complicate, averne quattro al Barbera è un piccolo vantaggio, ma è meglio non far pronostici. Cosa è cambiato nelle ultime tre settimane? Prima di Pasqua eravamo chiusi in una cappa di tristezza e negatività. Sannino ha tirato fuori il meglio di noi, mettendoci davanti ad un fatto compiuto, che con la Roma era l’ultima spiaggia. Ha punzecchiato il nostro orgoglio e il nostro carattere. In più ci ha messo di fronte alle nostre responsabilità facendoci allenare davanti ai nostri tifosi. L’idea di lavorare allo stadio ci sembrava folle, invece ha avuto ragione lui. Era un modo per capire la realtà, prima eravamo ovattati.»