2013
Libera nos a malo
In questa lunga e logorante trentunesima giornata, spalmata tra sabato, domenica e lunedì, vuoi un po’ per il caldo che comincia a farsi sentire, vuoi perchè ormai siamo quasi giunti alla fine, ne abbiamo viste davvero di tutti i colori. Gli episodi accaduti in questo turno di campionato hanno infatti del grottesco e fanno passare in secondo piano persino l’ennesimo capolavoro di Totò Di Natale, la caparbia rimonta della Fiorentina e il nono goal di Francesco Totti nel derby capitolino.
VOCAZIONI NUDISTE – Il primo segnale d’allarme l’ha dato Mirko Vucinic che, dopo il goal realizzato su rigore al Pescara, ha espresso la sua vocazione nudista, decidendo di privarsi degli inutili pantaloncini ed andando ad esultare sotto la curva in mutande. Il montenegrino ha dato vita ad un vero e proprio spogliarello a luci rosse, facendo sobbalzare gli ormoni impazziti delle calciofile accorse allo stadio. Non bastava che i calciatori ci mostrassero i loro addominali scolpiti togliendosi la maglia, adesso a cadere sono direttamente i pantaloni. Perlomeno adesso è stato svelato il mistero dell’influenza rimediata alla viglia del Bayern Monaco: il giocatore ama andare a giro nudo, come mamma l’ha fatto.
L’IRA FUNESTA – Cantami, o Diva, del Pelìde Schelotto l’ira funesta che infiniti lutti addusse ai bergamaschi. L’Achille della Pinetina pareva un cavallo a briglia sciolta, imbufalito come se avesse perso il proprio fantino, mentre invece aveva smarrito solo la ragione. Il capitolo più esilarante della partita comunque l’ha scritto Andrea Gervasoni, che ha fischiato un rigore che esiste quanto un governo stabile nell’Italia odierna. A continuare la sagra dell’errore ci ha pensato Andrea Ranocchia, il quale, con la sua zampata “vincente”, si è candidato per vincere l’edizione 2013 di Paperissima Sprint. Il fatto più sconcertante dell’intera partita resta però la doppietta di Ricky Alvarez che, come un’eclissi solare, è un evento più unico che raro.
TAFFERUGLI DENTRO E FUORI GLI STADI – Nel suddetto turbinio di orrori, a dare spettacolo però sono soprattutto i presidenti: mentre a Roma Lotito commenta la violenza avvenuta fuori dallo stadio Olimpico inserendo il solito disco rotto, ripetendo per la trecentosessantacinquesima volta che la società Lazio si dissocia completamente dal comportamento di una ristretta frangia della tifoseria con l’ausilio di improbabili metafore auliche e latineggianti, a Firenze accade quanto di più grave si potesse mai immaginare. Il dottor Galliani, infatti, decide di guardare il secondo tempo rintanato negli spogliatoi, costringendosi ad un esilio forzato, dopo aver ricevuto pesanti minacce intimidatorie in tribuna autorità da un terrificante fanciullo armato di ciuccio e spada. A Firenze si narra che il bambino preso in considerazione fosse un pericoloso latitante condannato per spaccio e contrabbando di figurine calciatori Panini. A proposito di reati, dalla Sardegna lo scaramantico Cellino annuncia di voler passare il prossimo anno dietro le sbarre dato che, da quando è in prigione, il suo Cagliari non perde mai una partita. Si vocifera che abbia addirittura chiesto esplicitamente agli aguzzini di rinchiuderlo a vita e di gettare via la chiave. Intanto, sull’altra isola, Zamparini è in piena crisi d’astinenza. Il Palermo ha ricominciato a vincere e lui, in preda al panico come il più classico dei tossici, non potendo esonerare Sannino, ha licenziato autista, domestica e giardiniere. A Catania, invece, mentre tutto sembra apparentemente tranquillo, ci pensa Pietro Lo Monaco a movimentare la situazione, riesumando l’antico dissapore con Mourinho. L’ex direttore sportivo del Catania, infatti, con il massimo della schiettezza, dissotterra la vecchia diatriba con lo Special One e, rigettando gli eufemismi, dichiara in diretta con grande nonchalance che il portoghese ha la faccia come il suo deretano.
MALA FIDES – Il meglio di sé però ce lo regala Massimo Moratti che rinuncia alla solita pacatezza per esprimere tutto il suo sdegno per l’intera classe arbitrale, denunciandone la malafede. Il patron nerazzurro, solitamente devoto ai valori del calcio e mai eretico nei confronti dei direttori di gara, adesso non sa più a che santi rivolgersi per rimettere in piedi la sua Inter. Moratti infatti oramai non crede più nei miracoli e ripone nel cassetto della ragione le speranze del terzo posto. Non gli rimane altro che provare ad alzare la voce, cercando di attirare l’attenzione mediatica, con la speranza che la prossima volta lo sgarbo capiti agli avversari. E come se non bastasse, si scomoda pure il buon Paolo Bonolis che fa del vittimismo la sua arma migliore, continuando a mettere il dito nella piaga.
LIBERA NOS A MALO – Insomma, in questa giornata ne sono successe davvero di cotte e di crude, il chiaro segnale che il calcio nostrano si stia trasformando sempre di più in qualcosa di grottesco, con scene alle quali non vorremmo mai assistere. Fra poco il campionato terminerà e si porterà via le polemiche, i raccapriccianti cartellini rossi di Tagliavento, le papere di Puggioni, i rigori ben calciati da Hernanes e quant’altro, ma la sensazione è che, almeno per i prossimi tre mesi, tutto questo ci mancherà tremendamente.