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2013

Sampdoria, Icardi: «Inter? Non conosco il mio futuro»

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SAMPDORIA ICARDI – Gli è bastata metà stagione per catturare l’attenzione di tutta Europa: Mauro Icardi, che con la maglia della Sampdoria sta facendo meglio di quanto ci si aspettasse, si candida a protagonista del mercato estivo, visto l’interesse delle big europee ed in particolare dell’Inter, club al quale sembra destinato. «Io sono un giocatore della Sampdoria che è un grande club. Penso soltanto a fare il bene della Sampdoria, cosa sarà il futuro non so», ha dichiarato il giovane attaccante argentino nell’intervista rilasciata a Il Secolo XIX, dove ha raccontato la sua passione per il calcio.

INFANZIA – «Mio padre Juan, da ragazzo, giocava a calcio. Era nel Rosario Central, la stessa squadra di Mario Kempes. Anzi, era proprio Kempes che lo portava sempre all’allenamento. Visto che mio papà non aveva l’età per la patente, Kempes passava con la macchina, lo caricava e lo portava al campo. Poi ha dovuto smettere quando è morto suo papà: è andato a lavorare. Mi ha però trasmesso questa passione. Quando gli avanzavano un po’ di soldi andava subito a comprarmi un paio di scarpe per giocare a calcio. Mi ricordo ancora le prime: erano Puma King, gialle e blu. Addio all’Argentina? Avevo nove anni, era un momento molto difficile. Si è detto che è stato per i soldi, in realtà il problema non era quello. Il lavoro i miei lo avevano. Ma la vita era diventata pericolosissima, c’era tanta delinquenza, furti, rapine. Un fratello di mio padre si era stabilito alle Canarie e così lo abbiamo raggiunto».

INIZI – «Ho iniziato a giocare nel Vecindario. Barcellona? A 14 anni, andai là da solo, senza famiglia. È stato in quel momento che ho capito che avrei potuto farcela. Ho pensato: se vado a Barcellona ci vado per fare il calciatore nella vita, sennò me ne resto a casa».

SAMPDORIA – «Arriva il ds Riccardo Pecini, parliamo con il mio procuratore e decidiamo. Anche perché tutti a Barcellona conoscono la Samp per via della finale di Champions. Poi c’era Cassano, Palombo. Infine, penso che l’Italia sia il posto giusto per la mia carriera. In Italia, pensavo, avrei potuto fare fortuna. Il calcio italiano è più duro, difficile. Diverso da quello spagnolo che è meno tattico, assomiglia più a quello argentino. Penso sia meglio per le mie caratteristiche. Difficoltà? Normale. I difensori hanno imparato a conoscermi, si preparano meglio e marcano più stretto».

ITALIA E ARGENTINA – «Prandelli? Lo ringrazio, ma sono argentino e voglio giocare con la maglia dell’Argentina. Cosa mi ha detto ct Sabella? Di continuare a fare gol come sto facendo e poi vedrà lui se convocarmi. Questo mi ha detto».

MESSI – «Con Messi è andata così. Nessun messaggio, quando ero al Vecindario mi ha mandato una sua foto con la dedica e l’invito ad andare a Barcellona. Non ho più il suo numero, ho perso il contatto. Lui stava lontano da me, io a Rosario abitavo a Nord, un quartiere povero».

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