Milan, il grande acquisto deve essere lui - Calcio News 24
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2012

Milan, il grande acquisto deve essere lui

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Via Thiago Silva, via Ibrahimovic : al termine di un confusionario tira e molla i 65 milioni messi sul piatto dal Paris Saint Germain hanno convinto i dirigenti rossoneri. La proposta di Leonardo è stata valutata irrifiutabile per le casse rossonere, nonostante in ballo ci fosse il miglior difensore del panorama mondiale; e quell’Ibrahimovic che da sempre risulta una garanzia in termini di rendimento e personalità. Spazio ora al mercato in entrata: la sensazione forte però è che il rinforzo numero uno il Milan possa averlo già in casa.

IL CALVARIO DEL FENOMENO PATO – Giunto a Milano ad appena diciotto anni ma acquistato ancora minorenne dall’Internacional per l’imponente cifra di 22 milioni di euro, un esborso che – considerando l’età del calciatore – viene elargito solo per chi ha i crismi del campione. Almeno in prospettiva. Ed Alexandre Pato, nei suoi primi tre anni in rossonero, ha confermato le aspettative con numeri mostruosi: 9 reti in 20 presenze nel suo esordio italiano – sei mesi da gennaio a giugno del 2008 – e poi rispettivamente 18, 14 e 16 reti stagionali, con l’exploit della stagione 2010-2011 quando nel girone di ritorno influì pesantemente sull’ultimo scudetto rossonero. Soltanto in campionato, 50 reti in 102 presenze: un gol ogni due partite. Ma già i segnali della fragilità muscolare diventavano evidenti, fino alla stagione 2011-2012 in cui le noie muscolari del giovane brasiliano si sono trasformate in un vero e proprio caso.

DEVE ESSERE LA STAGIONE DEL RISCATTO – Un “caso Pato”: ed in effetti roba da far rabbrividire. Le migliori equipe mediche alle prese con i continui stiramenti muscolari più o meno pesanti occorsi al sudamericano e la sensazione che la questione fosse divenuta anche psicologica. “Quando torna in campo Pato ha paura di infortunarsi e compie movimenti innaturali”, un filone di pensiero i cui contorni lasciavano pensare ad una vera e propria odissea. Anche il luminare Jean Pierre Meersseman, dopo numerosi tentativi, alzò bandiera bianca: “Non so quale santo pregare per Pato”. Tutti sconfitti da una vicenda così innaturale, tranne il Milan: la società rossonera – innanzitutto per volere del presidente Silvio Berlusconi in prima persona – non ha mai smesso di credere nel suo talento, rifiutando peraltro un’offerta faraonica del Psg nello scorso gennaio. Ora tocca a Pato: l’attaccante ha recentemente dichiarato di aver superato tutti i suoi malanni fisici e di essere pronto già dalle Olimpiadi a dimostrare di essere tornato il vero Pato.

LA CESSIONE DI IBRA GLI RICONSEGNA IL MILAN – Non solo una libertà maggiore, ma anche un enorme responsabilità. La partenza dell’asso svedese direzione Parigi rinfranca Pato sia dal punto di vista tattico che caratteriale ed emotivo: il brasiliano, seppur con caratteristiche fisiche da brevilineo e tecnica da suggeritore, è una prima punta. Un centravanti, assolutamente un centravanti alla Ronaldo per intenderci: la posizione di Ibrahimovic, peraltro poco incline al sacrificio tattico, toglieva metri importanti al raggio d’azione del brasiliano. Aspetto emotivo: tra i due non è mai sorto un feeling, troppo “prima donna” Ibra per “sopportare” un potenziale crac quale Pato. Più amato dai tifosi, venerato dalla società. Due caratteri in contrapposizione per natura e per vicende indotte dall’esterno: ora Pato può – o meglio deve – caricarsi il Milan sulle spalle e prendersi le responsabilità che spettano ad un vero campione. Affermarlo ora rasenta l’assurdo, ma, se la società avrà costruito un vero Milan entro il prossimo 31 agosto,  il ritorno di Pato può ancora spostare gli equilibri.