Benassi e il ritorno a Torino: «Non rimpiango il passaggio alla Fiorentina»

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Marco Benassi è pronto a sfidare il suo passato: «A Torino ho passato un bel triennio, esser il capitano è stato un onore. Mihajlovic…»

Marco Benassi, domani sfiderà per la prima volta il Torino. Sensazioni? «Sarà una gara speciale per me, rivedrò tanti compagni, ma l’affronterò come sempre con la voglia di vincere, far bene, aiutare la mia squadra». Eppure con Mihajlovic l’anno scorso iniziò da capitano e poi finì ai margini. «Chiariamo una volta per tutte: nel girone di ritorno contro Fiorentina e Lazio non feci bene e fui sostituito, inevitabile quando si hanno cali di rendimento. Al mio posto giocò Acquah. Non mi lamentai mai, con l’allenatore ebbi solo un confronto per capire perché continuavo a star fuori. E quando la squadra passò al 4-2-3-1 Mihajlovic mi disse che ero la seconda o addirittura la terza scelta e se gli altri avessero fatto bene per me ci sarebbe stato poco spazio. Sentirsi dire questo mi portò inevitabilmente a fare delle riflessioni». Nella sua lettera di addio parlò di «scelte difficili ma inevitabili»: si è sentito insomma scaricato? «Dopo tre anni nello stesso club mi aspettavo dalla società qualche spiegazione. Lo dico chiaramente. Invece nulla».

ADDIO AMARO – Un dialogo con il patron Cairo non c’è mai stato: «È un presidente molto presente, tiene tanto alla squadra, l’unico contatto stretto con lui fu quando con alcuni compagni andai a Milano per discutere di premi. Ma non ho rimpianti, né sono pentito della scelta fatta perché so di aver fatto quella giusta. Sono contento». È così perché sta finalmente giocando nel ruolo preferito e a Benevento è arrivato pure il suo primo gol viola? «Giocare mezzala è nelle mie corde, ci sono più abituato, lo ammetto. Ma ai miei allenatori ho sempre dato massima disponibilità. Quanto al gol non sono un bomber di professione ma qualcuno ne ho sempre fatto. Dunque lo volevo, l’ho cercato, ci tenevo». Mai davvero pensato di essere caduto dalla padella (di Mihajlovic) alla brace (di Pioli)? «Mai avuto ripensamenti. Sono rimasto sempre sereno. E convinto che alla fine il lavoro paga sempre. Vale anche in chiave nazionale». Eppure finora lei ha giocato solo due partite per intero, con Verona e Benevento, per il resto è sempre stato sostituito o ha fatto panchina come con l’Atalanta. Troppi cambi? «Ci possono stare: sono arrivato a Firenze con poca preparazione a causa dell’Europeo Under 21 e di poche amichevoli giocate col Toro. Adesso comunque mi sento bene».

RICORDI E SFIDE – La Fiorentina ha 13 punti come il Toro che punta all’Europa League e al Milan che ha speso per la Champions. «Prematuro parlare di obiettivi. Siamo una squadra giovane, rinnovata, dobbiamo procedere per gradi. Certo sarebbe bello tornare presto in Europa: nessuno, a partire da me, si tirerà indietro». Appena due punti in quattro gare: è un Toro in crisi? «No, perché i granata sono una squadra completa e al di là dei risultati le prestazioni non sono state negative. Piuttosto mi aspetto un Toro arrabbiato, col coltello fra i denti. Noi però siamo pronti, gli ultimi successi ci hanno trasmesso fiducia ed entusiasmo. E non abbiamo intenzione di fermarci». Benassi definisce la sua esperienza al Toro a “Tuttosport”: «Nonostante alcuni momenti difficili come l’eliminazione in Europa League contro lo Zenit e l’errore nel derby, sono stati tre anni fantastici. E che onore essere stato capitano: con l’addio di Glik tanti tifosi mi chiesero di diventarlo e dopo alcune gare in cui la fascia era passata tra più giocatori gli stessi compagni, non Mihajlovic, decisero di darla a me. “Ci serve un punto di riferimento”, dissero. Ne fui fiero. La maglia granata ‘pesa’, come quella viola. Perché rappresentano club di grande storia e tifoserie di grande passione che non lasciamo mai sola la loro squadra». Il ricordo più bello? «La vittoria nel derby nell’aprile 2015. Il Toro non ci riusciva da 20 anni. E io feci di tutto per riscattarmi».