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Bernardeschi svela: «Gasperini mi chiamò all’Atalanta e io fui tentato, vi racconto il mio no alla Roma»
Bernardeschi svela: «Gasperini mi chiamò all’Atalanta e io fui tentato, vi racconto il mio no alla Roma». Le parole dell’attaccante del Bologna
Una carriera vissuta all’inseguimento della maglia numero 10. Da idoli come Maradona e Baggio, passando per la maglia sfiorata alla Juventus, fino a diventarne il padrone assoluto prima a Toronto e ora a Bologna. Alla vigilia della delicata sfida di Europa League contro la Roma, Federico Bernardeschi si confida sulle pagine de La Gazzetta dello Sport.
IL RITORNO IN SERIE A – «Ho trovato un calcio diverso, adesso anche le squadre più piccole sono molto più attrezzate, la tecnologia sta aiutando tutti e tutti hanno un’organizzazione. Si percepisce dal fatto che non c’è mai una partita scontata».
IL MOMENTO DEL BOLOGNA – «Credo che la squadra abbia avuto una battuta d’arresto fisiologica dopo tre anni importanti, culminati con la vittoria della Coppa Italia. Dovevamo avere qualche punto in più e stare un po’ più vicini al treno per le coppe, però l’Europa League ci può dare un vantaggio e noi dobbiamo cercare di approfittarne. Il primo step erano gli ottavi, ora che li abbiamo raggiunti vogliamo arrivare in finale».
L’INCROCIO CON LA ROMA – «Mi spiace per Paulo [Dybala, out per infortunio, ndr], lo avrei sfidato volentieri, anche se il suo sinistro è sempre meglio non averlo contro. Quando sono arrivato alla Juventus chiesi di poter avere la maglia numero 10, mi dissero che ero troppo giovane e dovevo aspettare almeno un anno. Poi la prese Dybala, che era già al terzo anno in bianconero, e quel treno per me passò. Io avrei preferito affrontare una straniera, soprattutto perché da italiano sarei stato contento di portare due squadre più avanti possibile».
COME VIVE IL DUALISMO CON ORSOLINI – «In maniera molto serena. Fa parte del calcio, io sapevo che scegliendo il Bologna mi sarei giocato il posto con lui e viceversa. La competizione sana fa solo bene».
IL CANADA – «Non sono andato in Canada per fare una passeggiata di salute, io prendo tutto con la massima serietà, anche se non nego che i soldi hanno influito per l’80%, il 20% è stata una scelta di vita. Mi sono sempre allenato e curato in modo maniacale, ho imparato da Cristiano Ronaldo quando eravamo alla Juventus a essere un professionista a 360 gradi».
L’IMPATTO A BOLOGNA – «Benissimo. Mi sento come se fossi qui da dieci anni, è un città pazzesca che vive in simbiosi con la squadra. Nello spogliatoio Lollo [De Silvestri, ndr] è il sindaco. Italiano è un martello, esigente e diretto come piace a me».
TENTAZIONE ATALANTA – «Sì, Gasperini mi chiamò prima che andassi a Toronto e io fui tentato, ma poi feci una scelta diversa, non solo calcistica. Non sono pentito, però mi sarebbe piaciuto lavorare con lui. La Roma invece mi cercò quando ero alla Juve, ma dissi no: stavo bene a Torino, lì ho ancora casa e sono vicino di Yildiz».