Del Piero incoraggia la Juventus: «Favoriti per lo scudetto»

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Alessandro Del Piero tra la crisi del calcio italiano e la sfida-scudetto: «La Juventus alla prova del nove. Buffon e Dybala…»

Il ritmo circadiano lo confonde come faceva con i difensori avversari: finta e contro-finta. Alessandro Del Piero è arrivato in Italia martedì, si è diviso tra impegni vari, domani torna a Los Angeles, ma venerdì prossimo sarà ancora a Milano. Il mondo è casa sua anche se la maglietta a maniche corte è un chiaro indizio: «Ormai porto dentro il sole californiano. Di cosa parliamo oggi? Dieci minuti e basta, vero?». Un po’ di più con “La Gazzetta dello Sport”, ma è lui stesso a non fermarsi. Perché quando gli argomenti sono Juve e Nazionale, è molto coinvolto: quelle due maglie sono tatuate sulla pelle. «Quando commento la Juve riesco a essere distaccato. Ma è cosa buona che non possiate vedermi mentre guardo le partite: ogni tanto parte qualche libera esternazione, diciamo così…».

JUVENTUS – Quelli della Juve sono sintomi da chiusura di un’epoca gloriosa? «L’inconscia sensazione di appagamento è il primo incubo per allenatore e giocatori dopo tanti successi. Cattiveria e agonismo vengono a galla più facilmente quando perdi. Ma vedo sempre grande impegno». Anche la sua Juve un paio di volte si qualificò all’ultimo turno in modo rocambolesco. E poi arrivò in finale. «A volte si passa attraverso un imbuto per poi trovare una bella strada grande. Non è la prima volta che in autunno la Juve zoppica, ma bisogna essere in forma in primavera. Quindi mi aspetto ancora la Juve protagonista in Italia e in Europa». Tre partite-verità in una settimana: Napoli, Olympiacos, Inter. La cosa migliore? «Sì. La Juve ha bisogno di dare uno strattone. Servono quelle due o tre partite che ti danno la sensazione di essere tornati. Allegri sta aspettando questo momento».

DYBALA E BUFFON – Lei ha vissuto momenti difficili simili a quello attuale di Dybala. Quale consiglio gli darebbe? «Contro il Barcellona Paulo ha giocato molto bene, è stato l’unico a fare qualcosa in più. Ha tenuto palla, preso falli, sfiorato la rete nel finale. Lo frega il macello di gol che ha segnato a inizio stagione. Dybala sta alzando ulteriormente l’asticella. Troverà l’equilibrio per tornare su quei livelli». Le lacrime di Buffon cosa le hanno lasciato dentro? «Tanta tristezza. Gigi ha mostrato per l’ennesima volta la sua grandezza. Quando parla dei sogni dei bambini centra uno degli aspetti più significativi. Io ricordo bene il Mondiale dell’82, avevo otto anni. Non abbiamo ancora metabolizzato l’eliminazione, che però è la fotografia del nostro calcio». La qualità individuale viene prima del modulo e della tattica: l’eliminazione dell’Italia ci lascia quest’insegnamento? «Uno di questi. Un insuccesso come questo evidenzia più falle, non una sola. Serve un grande esame di coscienza, anche da parte dei club».

COSA CAMBIARE – Nei settori giovanili vengono privilegiati i ragazzi forti fisicamente rispetto a quelli tecnici: è quello il primo errore? «Quando ero a Padova pesavo 67 kg e mi dicevano che se non arrivavo a 80 non avrei potuto giocare in A. Adesso che non gioco più peso 80 kg… in Spagna guardano solo se sai giocare a pallone, in Italia purtroppo seguiamo logiche contrarie alla mia idea di calcio». Ma qual è la verità: non siamo così scarsi come è sembrato nell’ultimo periodo oppure non ci eravamo davvero resi conto che siamo scarsi? «Bella domanda. Di sicuro possiamo essere migliori. Anche adesso». Insigne ha indicato lei come suo modello. Il tiro a giro l’ha imparato benino, no? «Ne ha messo già qualcuno in quell’angolo… Bravo! Mi fa piacere, al di là dei gol Lorenzo sta crescendo a livello di personalità e continuità». Sarà sfida-scudetto a quattro squadre fino alla fine o qualcuno si perderà per strada? «Speriamo restino tutte in corsa. Sarebbe divertente». La Juve è ancora favorita per lo scudetto? «Sì, ma non come l’anno scorso».