Diritti tv, la nuova riforma è legge: meno soldi alla Juve e alle altre big. Ecco le nuove ripartizioni

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E’ ufficiale: arriva la nuova legge sui diritti tv. Sorridono le piccole, meno le grandi: ecco le nuove ripartizioni

Luca Lotti, ministro dello Sport, ha messo la firma sulla riforma dei diritti tv per la Serie A. La Legge Melandri va ufficialmente in pensione e arriva una nuova riforma stile Premier League, con maggiore uniformità tra grandi e piccoli club. Con la nuova riforma il calcio italiano entra ufficialmente in una nuova era. A parte il 10% di mutualità, il ricavato, di circa un miliardo e duecento milioni di euro, sarà così distribuito ai 20 club di Serie A: 50% in parti uguali, 30% in base ai risultati sportivi ottenuti e il restante 20% sarà dettato dal cosiddetto ‘radicamento sociale‘, vale a dire un mix di biglietti venduti allo stadio e share in tv.

«Una svolta epocale – racconta il ministro per lo Sport in un post su Facebook –, per dirla semplicemente: avremo un campionato più equilibrato e, quindi, più bello». Sorridono le piccole, un po’ meno le grandi. Il rapporto sugli introiti tra la prima all’ultima si ridurrà e passerà dall’attuale 4:1 a un più equo 3:1. Chi avrà fatto meglio sul campo prenderà più soldi. In questo modo si spera di evitare le partite ‘inutili’ di fine stagioni, incentivando maggiormente i club a darsi battagli nel finale di stagione anche a obiettivi già raggiunti. Chi porterà più gente allo stadio prenderà più soldi e questo dovrebbe servire a nuove iniziative da parte dei club per riempire gli stadi ma anche per rivedere la loro politica sugli impianti.

Con la riforma Lotti crolla il dato relativo al ‘bacino d’utenza’. Ora, come detto, c’è il radicamento sociale: il 12% sarà collegato ai biglietti staccati allo stadio, l’8% all’audience tv. Al momento le società più penalizzate dalla riforma sarebbero le big con la Juve che perderebbe 20 milioni di euro, passando da 107,3 milioni a 86,3. Non solo problemi per i bianconeri. Anche le altre rischiano di avere una fetta di torta meno consistente: l’Inter passerebbe da 78,4 milioni a 69,3; il Milan da 80,8 a 70; la Roma da 68,0 a 63,4, il Napoli da 68,0 a 63,4.