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Fabregas racconta: «Abbiamo iniziato questo percorso non da zero, ma da -10. Potrei restare al Como per 10 anni»

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Fabregas, allenatore del Como, ha parlato così della sua avventura in Italia e di cosa gli riserverà il futuro

Il sogno europeo del Como prende forma sotto la guida attenta e visionaria di Cesc Fabregas. A sole tre giornate dal termine della stagione calcistica, la formazione lariana si trova a un solo punto di distanza dal quarto posto attualmente occupato dalla Juventus, in piena corsa per una storica qualificazione alla prossima Champions League.

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Intervistato dal prestigioso quotidiano britannico The Telegraph, il tecnico spagnolo ha ripercorso la cavalcata della sua squadra, ricordando le difficoltà iniziali: Abbiamo iniziato questo percorso non da zero, ma da -10.

Il presente lariano e l’orizzonte della Premier League

Il grande lavoro svolto in panchina gli ha garantito numerosi estimatori in ambito internazionale. Tuttavia, l’ex centrocampista preferisce mantenere i piedi per terra, focalizzandosi sull’impresa sportiva in atto: A me piace godermi il momento. È bellissimo quello che stiamo vivendo qui. Vediamo cosa ci riserva il futuro”.

Sebbene il suo nome sia spesso accostato a top club esteri, il legame con la piazza lombarda è solido. Affrontando il tema di un possibile ritorno in Inghilterra, ha precisato: È il miglior campionato del mondo, l’ho sempre detto chiaramente. Ma Mourinho mi disse un giorno, quando ero al Chelsea: ‘Ho ancora 30 anni di lavoro davanti a me’. Quindi, ipoteticamente, potrei restare a Como per 10 anni e potrei comunque arrivare in Premier League tra 12 o 15 anni”.

Mercato, scouting e l’ispirazione tratta da Wenger

L’impatto di Fabregas a Como va ben oltre la pura tattica sul rettangolo verde. L’allenatore è ormai un pilastro centrale del progetto societario, con un controllo diretto sulle strategie di calciomercato: “Prendo io tutte le decisioni calcistiche. Il direttore sportivo è con me quotidianamente e abbiamo la stessa visione del calcio. Per gli acquisti lavoriamo con i dati, abbiamo il nostro scouting e tutto il resto, ma deve essere qualcosa in cui credo. Deve essere un giocatore di cui sono convinto”.

Questa totale dedizione al club si spinge fino alle infrastrutture. Ricordando i preziosi insegnamenti ricevuti all’Arsenal, ha svelato un curioso retroscena sulla costruzione del centro sportivo: La palestra del centro di allenamento l’ho progettata insieme all’architetto. Ho progettato la vetrata sulla facciata. Ho imparato da Arsène Wenger. Mi sono ricordato che dalla palestra i giocatori infortunati devono poter vedere il gioco in campo. Un approccio totale che fa sognare un’intera città.

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