Fiorentina, Ribery: «Non so vivere senza il calcio vero»

Ribery Fiorentina
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Fiorentina, lunga e bella intervista rilasciata da Ribery che parla delle sue origini ma anche di come abbia deciso di scegliere la Serie A

Frank Ribery si è messo a nudo in una lunga intervista rilasciata a Il Corriere dello Sport in cui si racconta a 360°. Dall’infanzia alla scelta in estate di venire a Firenze. Ecco le parole del francese.

ORIGINI – «Non ho mai dimenticato le mie origini, da dove provengo. Conosco il significato della parola “difficoltà” perché è nelle difficoltà che sono cresciuto. Famiglia povera la mia, padre, madre, tre fratelli e una sorella. Mio padre ha smesso di lavorare quando sono diventato professionista e ho guadagnato i primi soldi veri. Lui non voleva, l’ho costretto. Poco cibo, spesso senza scarpe, calore umano. Ho nostalgia di quegli anni, della mia gente. Respiravamo l’amicizia, la solidarietà era un valore, sembrava tutto così semplice, bellissima atmosfera. Io e Wahiba, mia moglie, ci siamo messi insieme quando avevo sedici anni. Adesso siamo a venti. A Boulogne-sur-Mer c’è questa strada, le Chemin Vert, che praticamente taglia cinque quartieri. Io di Transition, Wahiba, che è franco-algerina, di Boieldieu».

FIORENTINA – «Ti parlo della Fiorentina. Sappiamo di non avere una squadra da primi posti, ma dobbiamo sempre uscire dal campo felici per la vittoria ma anche arrabbiati per la sconfitta. E’ il messaggio che passo ai più giovani. Non amo aprire bocca quando ho poco da dire, ma vista l’esperienza che ho accumulato ogni tanto provo a trasmettere qualcosa al gruppo. Nelle prime settimane sono stato in silenzio perché ero arrivato tardi, niente preparazione. Ho aspettato di recuperare una condizione buona per dare una mano alla squadra».

SCELTE – «Non so vivere senza la pressione e la tensione della vigilia, senza il trasferimento in pullman, lo spogliatoio prima di una partita importante. Il calcio vero. Quando raccontai a mia moglie che era arrivata anche la proposta dalla Fiorentina, lei mi disse: “Ti conosco da vent’anni, so tutto di te, so che hai bisogno degli stimoli giusti e che il denaro arriva dopo».

VAR – «Cinquanta e cinquanta. Non mi piace ma, come si dice in italiano, mi adeguo. Soffro le interruzioni, uno, due, tre minuti fermi per rivedere un’azione. Il calcio lo preferivo senza il Var, ma se questa è la regola, la rispetto».