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Frick racconta la sua storia: «Scommettevo tanto, ero fuori controllo e pieno di debiti. Non riuscivo a smettere…»

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Frick, attaccante che a lungo ha militato in Serie A, ha rilasciato queste dichiarazioni nelle quali ha raccontato la sua storia

Per tutti gli appassionati di calcio cresciuti nei primi anni Duemila, Mario Frick non è stato solo un attaccante, ma un vero e proprio oggetto di culto. Il motivo? Una maglia esibita sotto la divisa del Verona che recitava: “La vie c’est fantastique quando segna Mario Frick”. Una frase che, sulle note degli Chic a “90° Minuto”, lo rese immortale. Oggi, a 51 anni, il “Super Mario” delle Alpi è un apprezzato allenatore alla guida del Lucerna, nella massima serie svizzera, ma il suo legame con l’Italia resta indissolubile.

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Dagli anni d’oro in Serie A alla retrocessione “impossibile”

Intervista da La Gazzetta dello Sport, Frick ha riavvolto il nastro della memoria, partendo dagli esordi amatoriali a Vaduz fino all’arrivo in Italia. Dopo una gavetta all’Arezzo con Antonio Cabrini (l’eroe del Mundial ’82), il grande salto avviene al Verona. Lì incontra Alberto Malesani, che Frick definisce il suo maestro. Quell’Hellas era una corazzata di talento: in rosa c’erano futuri campioni del mondo come Alberto Gilardino e Mauro Camoranesi, oltre a fuoriclasse come Adrian Mutu. “Eravamo forti, ma con problemi finanziari enormi. Non prendevamo una lira e siamo retrocessi. Inspiegabile con quella rosa”, racconta con amarezza l’ex punta. La sua carriera italiana è proseguita poi a Terni e soprattutto a Siena, dove ha vissuto tre salvezze storiche, sentendosi parte integrante della città del Palio.

Il tunnel del gioco d’azzardo

L’intervista tocca anche tasti dolenti e personali. Frick confessa senza filtri il suo passato difficile legato alla ludopatia. Un incubo iniziato ai tempi del Basilea, nel 1998: “Scommettevo tanto, ero fuori controllo e pieno di debiti. Avevo la frenesia di giocare sempre”. Una dipendenza da cui è uscito grazie alla forza della famiglia e, soprattutto, di sua moglie, conosciuta in ospedale dove lavorava come infermiera. Una vittoria personale ben più importante dei gol segnati.

Il record in Nazionale e il futuro in panchina

Icona del Liechtenstein, Frick detiene un record agrodolce: è l’unico ad aver perso cento partite con la Nazionale, difesa per 22 anni (spesso giocando da difensore centrale con la maglia numero 10) contro giganti come Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo. Oggi il suo presente è la panchina del Lucerna, dove ha lanciato talenti come Filip Stankovic (figlio di Dejan, ex stella dell’Inter). E il futuro? L’Italia chiama ancora. “In estate ho parlato con il Pisa, ma hanno scelto il mio ex compagno Gilardino. Il destino… ma da voi sono stato da Dio”. La Serie A è avvisata: Frick è pronto a tornare.

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