2013
Il calcio è come una scatola di cioccolatini
La vita è come una scatola di cioccolatini: puoi pescare quello dolce, quello amaro, il nocciolato e persino quello al gusto mandarino del Madagascar, ma in ogni caso peschi male. Conosco gente che per aver mangiato un cioccolatino è finita all’ospedale per intossicazione alimentare. E non è che la cioccolata era scaduta o di cattiva qualità, è che la cioccolata fa venire la diarrea. Per cui pure nella vita, qualsiasi occasione ti capiti di pescare, il tuo destino è quello di finire a braghe calate sul water.
Pure il calcio è come una scatola di cioccolatini: ci sono domeniche in cui sei convinto di aver pescato il fondente nero, poi ti ritrovi fuso nero. Altre in cui va talmente tutto male che pensi di aver beccato il famoso cioccolatino al latte fuori, ma con l’amaretto dentro, quello talmente tanto vecchio che sulla scatola trovi scritto “Vinci i Mondiali, vola in Spagna con Rossi e Scirea!“. E poi c’è lui, il celebre cioccolatino alla crema di mandorla con cacao puro 100% selezionato direttamente da un contadino brasiliano specializzato nella raccolta dei semi, che per comodità chiameremo “Kiko do Brazil“. Kiko ha fatto quella delizia per te.
Sono quelle le domeniche peggiori, perchè sono le domeniche in cui va tutto maledettamente bene, quelle che userai per tutta la tua vita come pretesto per sputare insulti su quelle da schifo.
Il tifoso medio italiano queste cose le sa, non c’è bisogno che gliele spieghi io, conosce perfettamente il significato di “karma“ e sa che, se una cosa va bene, finirà per andare male e se va male, finirà per andare ancora peggio, perchè le domeniche di calcio sono come una scatola di cioccolatini sì, ma anche come un prosciutto: devono essere stagionate al punto giusto, perchè se te le gusti un po’ troppo presto, rischi di rimanere fregato, se te le gusti un po’ troppo tardi, rimani bruciato. E’ il famoso prosciutto di karma.
Traggo spunto da tutte queste considerazioni, apparentemente senza un minimo di senso logico e ripeto, solo apparentemente, frutto delle allucinazioni di un tossico in astinenza da metadone, per spiegare perchè in Italia tutti i tifosi (tutti, nessuno escluso), siano affetti da sindrome da vittimismo cronico e finiscano per diventare paranoici come quel mio zio convinto che nel 2000 sarebbe arrivata la fine del mondo, quello morto soffocato in un bunker antiatomico mentre provava a chiamare il 112 con un Motorola dell’87 modello Gordon Gekko 30 metri sotto casa sua.
Ad ogni episodio arbitrale minimamente dubbio, il tifoso italico sa bene che, anche questa domenica, c’è chi è passato prima a prendersi i cioccolatini migliori e toccherà mandare giù quello al Guttalax. E’ per questo che finisce per diventare la vittima sacrificale di un sistema cervellotico orchestrato per annientare la sua squadra di calcio, anche se fino alla settimana precedente la sua squadra era vittima di un solo sistema: quello SNAI.
In settimana i tifosi della Fiorentina si sono lamentati: espellendo Tomovic, l’arbitro ha chiaramente dimostrato che esiste un complotto contro il colore viola, dalla notte dei tempi discriminato insieme al giallo limone e al verde militare perchè colpevole di portare sfiga. Anche quelli del Milan però hanno avuto da ridire: favorendo la rimonta viola, lo stesso arbitro ha voluto estrometterli dalla corsa al secondo posto, perchè arrivare secondi in Italia non è contemplato. Al massimo arrivi primo ex aequo e formi un governo di larghe intese con tutti gli altri.
Poi ci sono loro: i sempreverdi tifosi della Juventus e dell’Inter, gioielli di microtecnologia del vittimismo moderno. Per costoro esiste un sistema post-calciopoli che penalizza i bianconeri, ma è lo stesso sistema che per i nerazzurri, come dice Paolo Bonolis prima del test del palloncino, vuole farla pagare all’Inter, forse perchè anni fa ha vinto d’ufficio un campionato: boh, chi lo sa. Cioè tipo, è un sistema a giorni alterni, come la dieta Dukan, più bipolare della personalità di Lady Gaga e più cangiante della fede politica di Scilipoti.
Chiudiamo la nostra carrellata del tifoso italiano parlando di quelli napoletani: costoro sono arci-convinti del fatto che non importa che tu la mattina ti svegli leone o gazzella, dovrai comunque correre perchè c’è qualcuno che non vuole farti vincere lo scudetto, a prescindere dal sistema. E’ uno stato di natura.
Adesso capite? Le domeniche di calcio, in Italia, sono come i prosciutti, cioè come le scatole di cioccolatini, cioè come la vita: comunque vada, fanno un po’ pena. Meglio buttarla sul del sano vittimismo: la cioccolata fa male? Boh, oggi piove, governo ladro.