Insigne, il maestro del “tiro a giro”

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© foto www.imagephotoagency.it

Lorenzo Insigne ha tirato fuori un’altra perla contro lo Shakhtar: un’arte affinata in anni di tentativi

L’arte del tiro a giro ormai è diventato il marchio di Insigne. Scopriamone insieme genetica, lavoro quotidiano, naturale inclinazione e istinto, che si riassumono nel gesto meccanico che ha reso celebre Insigne anche oltreconfine e che ne fa oggi il miglior specialista al mondo. Riguardate il gol contro lo Shakthar. Si accentra, sposta il pallone verso destra per crearsi lo spazio, ma fa qualcosa di più. Si allontana dalla porta, volontariamente. Lì fa la differenza. Quando cerca – a costo di aumentare la distanza – la «mattonella» per calciare. A quel punto l’interno collo del piede colpisce il pallone nell’angolo tra lo stesso e il terreno: incrocio dei pali, quella è la destinazione. Rispetto a un altro specialista (Del Piero) i tiri di Insigne «guadagnano» mezzo metro centralmente, ma partono spesso da più lontano. Del Piero segnò il primo gol «alla Del Piero» a 19 anni, all’Olimpico, in un Lazio-Juventus del dicembre ’94; anche se – come ricorda “La Gazzetta dello Sport” – i più celebri rimangono quelli segnati in un’edizione della Champions di un anno dopo.

ESEMPI – I primi «tiri a giro» televisivi sono stati quelli di Didì, la parte centrale della filastrocca Pelè-Didì-Vavà, onnisciente regista del Brasile ’58 e ’62. Il calcio di allora prevedeva parabole più lente, merito-colpa dei palloni, in quegli anni più pesanti e meno ondivaghi. Se quella di Insigne è una lama, la traiettoria di Didì era piuttosto un arcobaleno. I brasiliani hanno poi affinato la tecnica: il mancino Rivelino – anni ’70 – mirava sempre al palo più lontano, Zico nelle sue punizioni comprimeva dolcezza e potenza, i tiri di Ronaldinho – la «mattonella» è quella di Insigne – poggiavano la loro forza, oltre che sulla bontà del piede, sicuramente sulla postura del corpo, che «accompagnava» il tiro. Negli ultimi vent’anni nessuno al mondo ha avuto la perfezione di tiro – inteso come impatto piede-pallone e relativa traiettoria – di Beckham. Ma se il movimento del piede dell’inglese era «a levare», quello di Insigne somiglia ad uno schiaffo ben assestato. Più vicino a Insigne è certamente il tiro dell’olandese Robben, mancino, quindi con prospettiva ribaltata rispetto al napoletano.

MADE IN NAPOLI – Abbandonando per un momento la specialità del tiro a giro, i vari Biavati, Garrincha, Ronaldo il Fenomeno e Messi fanno o hanno fatto sempre la stessa finta, sempre quella, eppure gli avversari ci sono sempre cascati. Possiamo pensare la stessa cosa del tiro a giro di Insigne. Eppure continua a fare gol. Eppure l’immagine del portiere – che un attimo prima è un metro avanti alla linea e un attimo dopo è proteso vanamente in volo – è sempre la stessa. Alla fine viene da chiedersi: cosa fa davvero la differenza in Insigne? Il piede fatato? Anche. La preparazione al tiro? Certo. La precisione e la potenza del tiro? Sicuro. Ma una cosa più delle altre. Il primo controllo del pallone. Guardate come Insigne si «aggiusta» il pallone quando lo riceve. E’ già proiettato verso quello che farà. Con il corpo, con la testa. E il pallone – dentro di sé – ha già la scintilla del futuro. E’ tutto già accaduto, il resto deve solo accadere.