Inter, si riparte dall’anti-Mourinho

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Chi dice quarta scelta, chi dice prima, sta di fatto che Rafael Benitez è ufficialmente il nuovo allenatore dell’Inter, l’uomo chiamato a proseguire il ciclo di vittorie targate Mancini prima e Mourinho (soprattutto) poi.

Le quotazioni dei papabili alla panchina nerazzurra sembravano quelle di un paniere di titoli di borsa: un giorno schizzava alle stelle il titolo “rischioso” Mihajlovic, quello dopo il titolo dal guadagno certo Capello, con le azioni catalane di Guardiola pronte a fare il botto in caso di mancata conferma di Pep dopo le elezioni del nuovo presidente (in programma domani, ndr).

La realtà , in questo tourbillon di nomi, è che questa corsa (semmai ci sia stata) l’ha vinta in volata il tecnico madrileno, il cui insediamento sulla panchina dei campioni d’Europa rappresenta una scelta per certi versi in controtendenza con le ultime, vincenti scommesse della società  nerazzurra. Dopo gli “antipatici” Mancini e Mourinho, sempre pronti a lanciare frecciate (che nel caso del portoghese erano spesso veri e propri kalashnikov) verso la concorrenza, arriva un antipersonaggio come Benitez che coniuga alle grandi capacità  tattiche un modello comportamentale contraddistinto dalla grande eleganza verbale e da un atteggiamento mai sopra le righe.

Insomma, addio “zeru tituli” e “prostituzione intellettuale”, largo al pragmatismo e al basso profilo dello spagnolo, che comunque si era già  riuscito ad ingraziare gran parte della tifoseria nerazzurra quando a Istanbul soffiò col suo Liverpool una Champions già  vinta al Milan di Ancelotti, completando l’opera con il gran rifiuto di poche settimane fa alla Juventus, che sembrava aver già  chiuso il suo ingaggio.

Benitez è chiamato ad un compito importante: ricostruire una squadra che inevitabilmente dopo anni di vittorie e con la carta d’identità  dei protagonisti che avanza rischia di trovarsi alla fine del suo ciclo. Chiedergli di non far rimpiangere Mourinho sarebbe ingiusto, oltre che fuori luogo: l’Inter del portoghese è stata strepitosa, ma ha giocato la sua ultima gara il 22 maggio a Madrid, e questo, piaccia o no ai supporters nerazzurri, è un dato di fatto.

Il nuovo tecnico nerazzurro dovrà  innanzitutto “tastare il polso” della sua nuova squadra, fino a poche settimane fa legata in modo quasi simbiotico al suo predecessore, che adesso da Madrid spinge per avere ancora con sè alcuni dei grandi artefici della tripletta. Le parole di Milito a caldo dopo il trionfo sul Bayern valgono a mio parere più di mille correzioni successive, mentre le mancate smentite di Eto’o e dello stesso Sneijder verso un possibile ritorno al Real lasciano intendere come il saluto di Mourinho abbia portato una situazione di incertezza generale che proprio Benitez è chiamato a sanare.

Parlare di mercato è prematuro, specie con un mondiale in atto, ma è probabile che a livello tattico anche lo spagnolo si orienti verso la conferma del 4-2-3-1 che già  adottò a Liverpool e che è stato il modulo con cui i nerazzurri sono di fatto entrati nella leggenda. Il materiale che ha a disposizione il tecnico è di prim’ordine, ma arrivare a Mascherano sarebbe senz’altro un colpaccio che rinforzerebbe il reparto attualmente più bisognoso, ovvero il centrocampo, mentre per il reparto offensivo tutto ruota attorno alle dinamiche del mercato ed agli eventuali “tormentoni” che potrebbero nascere in questa calda estate.

Con un Milito a Madrid, di sicuro partirebbe la caccia a Torres o ad un’altra punta di primissimo livello, così come i nomi di Kuyt e Silva, recentemente accostati ai nerazzurri, sarebbero senz’altro funzionali al progetto tattico (il mancino del Valencia è un talento formidabile, l’olandese è un motorino perpetuo e di una duttilità  incredibile) ma troppo soggetti, come tutti i calciatori impegnati in Sudafrica, a fluttuazioni delle proprie quotazioni di mercato.

Il lavoro di Benitez, anche se in background, è già  iniziato, e la mia personalissima considerazione è che i vertici nerazzurri non avrebbero potuto scegliere meglio di così. Vincere è sempre complicato, ma farlo con qualcuno che ha dimostrato di saperlo fare lo è un pò meno: e Rafa, che ha vinto due volte la Liga a Valencia (non a Madrid o Barcelona) e ha ridato una dimensione europea al Liverpool è uno che sa il fatto suo.