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Setti: «Di Francesco perfetto per il Verona. Zaccagni vuole giocare la Champions»

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Maurizio Setti, presidente dell’Hellas Verona, ha parlato a 360° del suo club a partire dall’arrivo di Di Francesco. Le sue parole

Maurizio Setti, presidente dell’Hellas Verona, ha parlato a 360° a La Gazzetta dello Sport. Le sue parole.

MODELLO ATALANTA – «Credo che un modello esatto non esista. Ma certo quello dell’Atalanta è vincente e penso sia da seguire. Poi loro hanno un’altra dimensione e noi siam partiti da un’altra base, anche per come era messo il settore giovanile quando sono arrivato».

JURIC – «Dico la verità, non mi piace l’andazzo di non rispettare i contratti. Bisogna sempre ricordarsi da dove si parte.Con Ivan c’era un contratto e probabilmente quello che offriva il nostro club gli dava una certa insicurezza. A quel punto contestualmente si è arrivati a una conclusione meno turbolenta di quello che si era passato prima. Siamo cresciuti insieme e il merito è stato sicuramente del mister ma anche del direttore sportivo e della società che gli ha consentito di essere protetto nei momenti in cui avrebbe fatto grandi stupidate».

DI FRANCESCO – «Abbiamo avuto modo e tempo di confrontarci tanto, soprattutto col direttore. Credo che Di Francesco abbia capito che non possiamo smembrare una squadra e certi principi debbano rimanere.Mi sembra che lui stesso l’abbia sottolineato che non stravolgerà quello che ha proposto l’Hellas in questi anni. Sicuramente ci metterà del suo e cambierà qualcosa: lo trovo corretto e anche stimolante perché anch’io avrei voluto vedere la mia squadra fare qualcosa in più e magari ora lo vedrò. Senza nulla togliere ai predecessori, è il tecnico più importante del Verona della mia gestione. Due anni fa ha fatto la semifinale diChampions e l’anno prima era terzo in A, non dimentichiamolo. Mi è piaciuto molto, sono contento e orgoglioso di lavorare con lui».

LAVORA BENE CON I GIOVANI – «Era indispensabile. Il bene della mia azienda deve passare attraverso i talenti. Per noi c’è un solo principio: far giocare più giovani possibili. Senza nulla togliere ai senatori io l’obbligo nelle squadre lo metterei per loro, massimo tre per squadra, non per i giovani. In questo squadra Di Francesco è perfetto per me. L’Italia di Mancini è un ottimo esempio di come si possano costruire squadre valide e competitive puntando sui giovani. E anche in Europa quella è la linea».

NUOVO KUMBULLA – «Di sicuro è Lovato, perché lo ha già dimostrato. Poi penso sia l’anno buono di Cancellieri, un 2002 che parte con noi in ritiro e mi auguro diventi il nuovoBruno Conti. E di Amione che dicono sia un fenomeno, vedremo».

JORGINHO – «I miei amici lo sanno. Prima di prendere il Verona ho visto sei/sette gare di nascosto e mi sono deciso a comprarlo perché ho visto Jorginho. E’ stato un colpo di fulmine.Mi son detto: lui mi aiuterà a rientrare dell’investimento. Così è stato. Era un ragazzino esile e per certi versi imberbe, ma con una classe cristallina, fuori dal comune. Per tocco di palla, facilità di calcio, intelligenza tattica, movenze eleganti. Guardando giocare “Jorj” mi sono visto presidente di una squadra che va alla ricerca di talenti. Certi giocatori li vorresti tenere a vita, ma una società come la nostra non ha la forza per farlo».

ZACCAGNI – «Sta bene da noi, non dobbiamo venderlo per forza. Se arrivasse una richiesta adeguata la valuteremo perché Mattia vale una squadra di Champions».

LEGA CALCIO – «Cosa bolle in pentola? Provare a fare protocolli più snelli per alleggerire in termini di procedure e costi le società da certi obblighi. La possibilità di vaccinare tutti i gruppi squadra e di fare entrare la gente allo stadio, tutta. Non dico dal 20 di agosto ma nei prossimi tre mesi. In modo che prima dell’inverno possono riempirsi gli stadi. Il pubblico genera non solo incassi, ma sponsor e indotto. Non si può fare a meno del pubblico».