Inzaghi e il suo Venezia: «Fiero del lavoro fatto. Da allenatore…»

filippo inzaghi
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Pippo Inzaghi è ripartito da Venezia, dove ha trovato la felicità e due trofei: «Al Milan è stata dura, ma non ho mai mollato. Simone…»

La risalita in B, la vittoria della Coppa Italia Lega Pro: un anno di riscatti dopo la difficile esperienza al Milan. Queste soddisfazioni sono puro ossigeno per Pippo Inzaghi, che non può che esserne felice: «Un’enorme felicità. Vivo per questo. Il mestiere dell’allenatore è più difficile di quello del giocatore, ma poi i successi te li godi di più. E l’ultima vittoria è sempre quella più bella». Quest’avventura le ha consentito di riprendere in mano la sua vita dopo la delusione col Milan? «Io mi sono goduto il campo, il lavoro, il rapporto con i giocatori. Senza pensare al passato. Al Milan ho avuto molte difficoltà, ma non ho mai perso forza e convinzioni. Conosciamo le problematiche che ci sono lì, nessuno in questi anni ha fatto meglio pur spendendo cento milioni o con rose superiori alla mia. Io sapevo che se mi avessero dato la possibilità di lavorare bene avrei potuto incidere, anche grazie al mio staff. E sono contento di averlo dimostrato. Non mi interessava la categoria. Penso di essere una persona onesta, appassionata, preparata, informata. Lavoro venti ore al giorno per dare ai miei giocatori le informazioni giuste».

FUTURO VENEZIANO – La soddisfazione più grande per Inzaghi è soprattutto una, come confermato ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport”: «La gioia dei miei giocatori. E la sensazione di avergli trasmesso quanto sia bello vincere. Dopo la promozione in B nello spogliatoio dissi che se qualcuno era logoro e non se la sentiva di dare il massimo per la Coppa Italia l’avrei perdonato. Beh, non ha mollato nessuno, hanno capito che non succede ogni anno di vincere o giocare finali. Ed è stato bellissimo. Tra vent’anni si ricorderanno di quello che hanno fatto, perché vincere non è mai facile, a prescindere dalla categoria, e ci siamo riusciti con numeri da record». Sta gustando il dolce sapore della rivincita? «No, io sono un allenatore giovane e felice. Nulla mi toglie il sorriso. Sono una persona fortunata e di questo ringrazio ogni mattina: è il primo pensiero della mia giornata insieme alla famiglia. Il calcio è la mia vita, ma è solo un gioco, meglio non dimenticarlo mai». Resterà al Venezia? «Ho un contratto per un altro anno e mi trovo benissimo con Tacopina e Perinetti. È giusto però incontrarsi per vedere se coincidono le ambizioni. Ma credo di sì. Io voglio continuare a vincere e loro finora hanno fatto miracoli».

UN ANNO DI SUCCESSO PER GLI INZAGHI – Lei con il Venezia ha fatto il doblete con vista sul triplete, Simone con la Lazio è in finale di Coppa Italia e quarto in campionato. Papà Giancarlo sarà euforico, come lo gestite? «Ah, ci pensa mamma Marina… I nostri genitori sono felici, ma sanno che nella carriera di allenatore ci sono momenti belli e brutti. Adesso vediamo come chiude la stagione Simone. Ieri gli ho detto che se vince la Coppa Italia organizziamo un’amichevole, portiamo le coppe in campo e poi facciamo una grande festa». I suoi giocatori fanno parte di quella generazione per cui lei è SuperPippo. Se n’è accorto? «All’inizio sì, alcuni di loro venivano a vedermi a San Siro. Io ho cercato solo di fare il mio lavoro con onestà e passione: se un allenatore è credibile, i giocatori lo seguono a prescindere dai gol che ha eventualmente segnato anni prima». Ma a Venezia non ha fatto nemmeno una passeggiata. «Ancora no, ma prometto che mi godrò questa meravigliosa città. Ai miei collaboratori ho già detto che invece di fare l’ennesima cena di lavoro andremo a mangiare a Venezia».