Champions League
Kazakistan, l’ironia costa cara: tifosi del Brugge in carcere per il “Mankini” di Borat
Kazakistan, l’ironia costa cara: tifosi del Brugge in carcere per il “Mankini” di Borat. L’episodio sugli spalti nel match del Kairat Almaty
Una goliardata decisamente malcalcolata si è trasformata in un incubo giudiziario per tre tifosi del Club Brugge. La trasferta in Kazakistan, valida per la settima e penultima giornata della fase a gironi di Champions League, non sarà ricordata dai supporter belgi per la brillante vittoria della loro squadra, ma per un episodio di cronaca che mescola satira cinematografica e severità legale. Tre sostenitori dei Neroblu sono stati infatti arrestati e condannati dalle autorità locali per aver “osato” sfidare un tabù nazionale: presentarsi allo stadio vestiti come Borat, il celebre e controverso personaggio interpretato dall’attore comico Sacha Baron Cohen.
L’episodio si è verificato all’interno dell’Astana Arena durante la sfida contro il Kairat Almaty. Secondo quanto riportato dalle cronache locali e ripreso da Calciomercato.com, i tre uomini, identificati con le iniziali S., D. e N., in evidente stato di ebbrezza, hanno deciso di spogliarsi sugli spalti, rimanendo solamente con addosso il famigerato “mankini” verde fluorescente, il costume da bagno reso iconico dal film che nel 2006 ironizzava ferocemente sulla cultura kazaka. Un gesto che ha scatenato l’ilarità sui social network, dove video e foto sono diventati virali in pochi minuti, ma che non ha divertito affatto le forze dell’ordine.
La reazione della giustizia di Astana è stata immediata e inflessibile. Il tribunale locale ha emesso una sentenza rapida: cinque giorni di detenzione amministrativa per disordini pubblici. I giudici hanno stabilito che il comportamento dei tre, che urlavano slogan seminudi disturbando la quiete dell’evento sportivo, violava le norme di decoro. Mentre la squadra belga festeggiava in campo un rotondo 4-1 che la avvicina alla qualificazione, i suoi tre “eccentrici” sostenitori venivano scortati in cella. Una lezione dura: in Kazakistan, con il fantasma di Borat è meglio non scherzare.
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