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2013

La Juventus, Vucinic, i limiti della genialità e quel “vaffa” di Conte

Avatar di Redazione CalcioNews24

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Nel sabato della trentunesima giornata di Serie A, il protagonista indiscusso è stato Mirko Vucinic. Il montenegrino, dopo oltre un’ora di partita in cui non ne azzecca quasi una, tra l’altro mettendo in mostra una certa supponenza, è riuscito, con la semplicità che ha solo un calciatore del suo talento, a realizzare una doppietta fondamentale per archiviare la pratica Pescara e spedire la Juventus verso lo scudetto.

Una caratteristica, quella di Vucinic, che nel dizionario della lingua italiana va probabilmente sotto il nome di “discontinuità”, ma questo stesso concetto nel dizionario calciofilo assume una concezione diversa, ed ha un “che” di maledettamente poetico, si colora con sfumature geniali. Non esiste parola che renda meglio la partita di ieri di Mirko Vucinic: geniale. Di quel genio poco chiaro, che si dimostra inconcludente per diverso tempo, ma che in un lampo sa far luce e diventa decisivo e deciso. In un colpo solo. Anzi, se sei particolarmente fortunato, anche in due, come ieri.

Lo vedi quasi fare a pugni con il proprio allenatore, che lo manda a quel paese diverse volte, senza nascondersi, senza mani davanti alla bocca o sotterfugi simili. Vuole che lo sappiano anche gli altri che l’ex Roma e Lecce l’ha fatto dannare, per tutta la partita. Poi, dopo il rigore siglato, improvvisa addirittura uno spogliarello; non una novità per il personaggio, ma anche nell’esultanza riesce a lasciare tutti stupiti, attoniti. Tutti si chiedono il perché di certe uscite, perché abbia sentito il bisogno di togliere i calzoncini e perché abbia deciso di giocare con tanta sufficienza, come spesso gli accade. Tuttavia, in fin dei conti, filosofare serve poco, lui sorride, indica un punto in alto, e dà l’impressione quasi di non capire, di divertirsi. E gli sta bene così.

Ricorda a tratti l’altro Genio, quello “originale”. Quel Savicevic che fece sognare la Milano rossonera negli anni ’90. Ruolo probabilmente diverso, Savicevic era molto più versatile e probabilmente anche più continuo nell’arco di un’intera partita. La genialità è la stessa. Quella genialità che è talento puro e cristallino. Per ora il montenegrino ha impostato la modalità genio sul tasto “on” e Conte si augura che duri almeno fino a mercoledì prossimo, quando servirà davvero qualcuno che veda spiragli laddove non ce ne sono, e che abbia quella follia che contraddistingue il calciatore “non-normale”. Perché Einstein scrisse che la genialità, al contrario della stupidità, ha dei limiti. Tra questi non rientra di certo l’incapacità di esserci quando serve davvero. Conte ci spera, tanto lo manderà a quel paese comunque, ma farlo con un sorriso è più bello. Rende quasi l’idea.

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