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Mano Ricci, Cesari spiazza tutti: «È sudditanza psicologica nei confronti di Doveri». La spiegazione dell’episodio!

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Mano Ricci, Graziano Cesari ha parlato così dell’episodio da moviola avvenuto nel finale del derby Milan Inter. Le sue dichiarazioni

Nel vibrante derby di San Siro, vinto dal Milan grazie alla rete siglata da Pervis Estupiñán, il verdetto del campo è stato rapidamente oscurato da un infuocato episodio da moviola. In pieno recupero, su un traversone disperato dei nerazzurri, il pallone ha impattato in modo evidente il braccio di Samuele Ricci all’interno della propria area di rigore. L’arbitro Daniele Doveri ha lasciato proseguire l’azione. Il dettaglio che ha scatenato la bufera è che, dalla sua posizione, il direttore di gara non godeva di una visuale pulita.

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Il nodo dell’On-Field Review e il protocollo IFAB

Il vero dibattito non si limita a stabilire se il tocco fosse sanzionabile o meno, un tema su cui si dividono persino gli ex arbitri. Il nodo cruciale è il mancato richiamo all’On-Field Review (OFR) da parte del VAR. Il protocollo IFAB, infatti, stabilisce l’intervento in caso di “chiaro ed evidente errore”, ma consente la revisione al monitor se l’arbitro in campo non ha potuto valutare compiutamente l’azione.

I dubbi di Chivu e il “caso” sollevato da Cesari

A gettare ulteriore benzina sul fuoco sono state le dichiarazioni del post-partita. Cristian Chivu ha confermato i contatti tra campo e sala video (guidata dai direttori di gara Abisso e Di Bello), dichiarando:

“C’è un Var e un Avar che hanno fatto un check, almeno così mi è stato detto”.

Se il check c’è stato, perché non invitare Doveri a rivedere le immagini? A questa spinosa domanda ha risposto in modo durissimo Graziano Cesari. Ai microfoni della trasmissione Pressing, Cesari ha spostato il focus dal singolo fallo di mano al peso specifico delle gerarchie arbitrali:

“È sudditanza psicologica nei confronti dell’arbitro importante, Doveri. Al VAR ci sono due arbitri normali, Abisso e Di Bello, e quindi non lo chiamano”.

Una spiegazione pesantissima, che trasforma il “caso Ricci” in un tema molto più ampio e inquietante: il delicato rapporto tra un direttore di gara di prima fascia e chi, dalla cabina, dovrebbe metterlo nelle condizioni di giudicare gli episodi sfuggiti dal campo.

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