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Mihajlovic: «Do i titoli alle mie stagioni a Bologna. Per i top club girano sempre gli stessi allenatori»

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Mihajlovic

Sinisa Mihajlovic come spesso fa ha lanciato alcuni sassolini parlando del Bologna, della sua malattia e dei top club

Il tecnico del Bologna Sinisa Mihajlovic ha parlato del suo momento in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport. Le sue parole:

2020-21 – «La scorsa stagione potrei definirla ‘La transizione’. C’erano pochi soldi e una situazione difficile visto il covid e e ciò ha un po’ bloccato il processo di crescita del Bologna»

IL PRIMO ANNO – «Il primo anno è senza dubbio ‘L’impresa’. Per come ci siamo salvati facendo un girone di ritorno d’applausi»

2021-22 – «L’anno prossima mi piacerebbe fosse una ‘Scalata’ perchè l’obiettivo è quello di scalare posizioni, finire nella parte sinistra della classifica esprimendo un buon calcio e facendo divertire i tifosi»

ADDIO AL BOLOGNA? – «Non ho mai parlato con altri club, ci tengo a chiarire questo. Come ha spiegato l’ad Fenucci eravamo d’accordo di incontrarci l’1 giugno e così è stato ma per me potevamo vederci anche prima. Nel frattempo non ho trattato con nessun club diverso dal Bologna e non sono ipocrita. Se fosse arrivata un’offerta concreta l’avrei tenuta in considerazione. Ma tra i top club girano sempre gli stessi allenatori, in Italia si fatica a dare opportunità. Si cercano allenatori che hanno fatto le coppe ma se non fai parte dei soliti club le coppe non le fai. Ad esempio, De Zervi e Italiano avrebbero meritato di più dopo le stagioni fatte»

MALATTIA – «Sono grato a Bologna, ai tifosi e alle strutture sanitarie per quello che hanno fatto per me in un momento così difficile. Mi hanno sempre dimostrato affetto e io l’ho ricambiato. La società non mi ha mai messo in discussione quando mi sono ammalato ed è stato fantastico. Quanti oltre a me sarebbero andati in panchina in quelle condizioni? Ero più morto che vivo, avevo difese immunitarie bassissime e con la mascherina. Andavo alle partite e poi tornavo in ospedale per curarmi. Ho dato tutto per Bologna ed è una storia d’amore reciproca. E chi si ama non rinfaccia mai il proprio amore. Lo dico perchè quando poi la malattia sparisce, torni ad essere un allenatore come gli altri e magari torni ad essere quell’arrogante di Mihajlovic, o addirittura lo zingaro… Sono sempre stato un uomo schietto e spesso rude. Ma non sono un falso. Mi hanno accusato quando ho detto che a Bologna si vive bene come in altre città ma è solo la verità. Qua sto benissimo ma anche a Milan e Roma dove ho passato tanti anni ho sempre vissuto bene. Sono un giramondo, ho giocato e allenato da tante parti e l’Italia è tutta bella»

CITTADINANZA ONORARIA – «Non deve chiederlo a me, mi era stata promessa e mi aveva fatto piacere essere scelto ma non mi hanno fatto sapere più nulla. Non cambieranno in ogni caso i miei sentimenti: mi sentirò sempre un po’ bolognese anche senza cittadinanza»

CONTE E INZAGHI – «Mi ha stupito la scelta di Conte, è raro vedere un allenatore che vince lo scudetto e se ne va. Chiaramente programmi e ambizioni tra lui e la società non coincidevano più, ma ha dimostrato qualcosa, ossia che si può rinunciare a una panchina importante se c’è qualcosa che non va. Inzaghi è bravo e troverà un solco tracciato, sono contento per lui»

JUVENTUS – «Dopo il tentativo di cambiare DNA con Sarri e la scelta della giovane bandiera Pirlo la società è tornata sui suoi passi. Allegri è una certezza e con lui la Juve ripartirà in pole per lo scudetto»

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