Napoli, il caso Inler al bivio

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Trasferitosi dall’Udinese al Napoli per ben 16 milioni di euro più bonus – operazione complessiva che ha sfiorato i 18 milioni – Gokhan Inler era, sarebbe dovuto essere, è l’acquisto pesante in grado di alterare gli equilibri del centrocampo ed innalzare il valore della squadra sia in termini di interdizione che di costruzione della manovra. Dopo un primo complesso anno di ambientamento, per lo svizzero la musica non sembra ancora cambiare. Ma andiamo con ordine.

L’APPRODO DI INLER A NAPOLI – Detto delle aspettative gravitanti intorno al suo acquisto, andiamo a valutare l’effettivo rendimento del suo primo anno all’ombra del Vesuvio. Difficoltà ad incidere, ad ergersi a riferimento della squadra, ad assumere quel ruolo da leader indiscusso del centrocampo tanto auspicato da Mazzarri e società. Le cause di cui si è discusso: in primis il cambiamento di modulo. Anche ad Udine con una difesa a tre ma con un centrocampo composto da cinque uomini in linea, in cui lui fungeva da regista atipico con intermedi quali Asamoah e Pinzi che gli coprivano le spalle e correvano per mille. Dal 3-5-2 di Guidolin è passato al 3-4-2-1 di Mazzarri, con difficoltà tattiche addebitabili alla maggiore responsabilità a cui è chiamato un interno di un centrocampo a 4 rispetto ad uno a 5. Difficoltà tattiche parte di cause da ricercare anche in una difficoltà di ambientamento in una piazza troppo più ambiziosa della “leggera” Udine. Non è venuta meno comunque la personalità: i due lampi della stagione di Inler infatti risalgono proprio a due momenti decisivi della Champions League – le trasferte di Vila-Real e Londra – in cui lo svizzero ha saputo incidere con due splendidi in gol in momenti in cui il Napoli era in procinto di toccare il fondo.

MAZZARRI CAMBIA MODULO PER AGEVOLARLO – Il passo indietro di Hamsik nello scacchiere tattico dell’allenatore toscano ha tra gli obiettivi principali quello di riportare Inler ai fasti di Udine, nel ruolo e nella posizione di campo che lo consacrarono come uno dei centrocampisti più validi del panorama europeo. Il risultato però non risponde tuttora alle speranze di Mazzarri: l’avvio di stagione di Gokhan Inler è piuttosto incerto, balbettante, non convincente. Male a Palermo – l’unico – nella larga vittoria del Napoli, non titolare contro la Fiorentina salvo poi subentrare nella ripresa e fornire l’unica prova sufficiente di questo spezzone di stagione, ancora male dal primo minuto nella bella vittoria del Napoli sul Parma ed imbarazzante ieri a Catania. Dove a stupire negativamente non è tanto la mancanza di un filtro a protezione della difesa – gara sul binario del Napoli dopo l’immediata espulsione di Alvarez – quanto il gran numero di palle perse, banali controlli sbagliati, imprecisioni nel palleggio ed atteggiamento errato. Scarsa determinazione ed agonismo.

IL FUTURO – E’ chiaro come la società voglia salvaguardare il suo investimento e tramutarlo in un valore aggiunto per il Napoli di oggi e del futuro. Ma, con Hamsik inamovibile restano altri due posti nel terzetto centrale di centrocampo: Dzemaili sta crescendo di partita in partita e Mazzarri ne apprezza dinamismo e conclusioni da fuori area, resta appunto il ruolo di schermo della difesa (regista ibrido) che spetta ad uno tra lo stesso Inler e Behrami. Con l’ex Fiorentina che è sembrato dalle primissime battute un innesto di assoluto livello in termini di interdizione e prime battute della manovra. Se non riuscirà a brillare nel ruolo che fu ad Udine c’è in prospettiva il ruolo di intermedio, con Mazzarri costretto a lavorare ulteriormente sotto il profilo strettamente tattico per riallocare il suo Napoli. La sensazione è che ora si ragioni su quanto Inler possa fungere ancora da valore aggiunto: sembra arrivati al bivio della sua esperienza partenopea, ora o mai più. Trovare le coordinate e rivelarsi l’auspicato innesto in grado di fare la differenza o la prospettiva potrebbe clamorosamente riservargli un ruolo di secondo piano.