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Rudiger, lettera di addio al Chelsea: le sue parole

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Rudiger si congeda dal Chelsea con una lunga lettera dove saluta il club e i tifosi e spiega i motivi della sua scelta

In una lunga lettera pubblicata dal Players’ Tribune, Rudiger saluta i tifosi del Chelsea e spiega cosa ha significato per lui giocare nei Blues e il perchè della sua scelta.

ADDIO – «Non mi piacciono gli addii. Ma cercherò di renderlo speciale, con il cuore. Ciò che ha davvero reso il Chelsea un posto speciale sono state le amicizie. Eravamo più che compagni di squadra. Molti di questi ragazzi sono come miei fratelli».

KANTE – «Non ho mai conosciuto nessuno come lui, sempre concentrato e sorridente tutto il tempo. Prima di arrivare al Chelsea avevo sentito tantissime storie su di lui. Quasi non ci credevo, poi l’ho conosciuto. Tutte le storie erano vere, autentiche. Sempre così gentile, così umile. I trofei vinti mi hanno fatto piacere, ovviamente, ma le amicizie sono state tutto»

TUCHEL E LA CHAMPIONS LEAGUE – «L’arrivo di Tuchel è stato come una rinascita per me. Ha fatto qualcosa da cui penso che molti manager potrebbero imparare. Non aveva niente a che fare con la tattica. Mi ha detto venuto: ‘Toni, parlami di te’. Voleva sapere da dove provenissero la mia aggressività e fame, Ha chiesto di me, come personaAvevo così tanta motivazione che non sarei mai tornato in panchina. La partita in sé è stata bellissima, perché abbiamo vinto contro un’incredibile squadra del City difendendoci insieme e colpendoli in contropiede. Al fischio finale, stavo correndo in giro come un matto, e per caso Tuchel stava venendo verso di me, e gli ho dato un grande abbraccio. Quello è stato un momento speciale per me. Gli sarò sempre grato».

IL MANCATO RINNOVO E I TIFOSI – «non potevo aspettare mesi con così tanta incertezza sul futuro e ho dovuto prendere una decisione. Le cose si erano fatte difficili già in autunno. Nel 2019, dopo che il City ci ha battuto 6-0 all’Etihad, mi sono avvicinato ai tifosi del Chelsea per scusarmi. Mentre mi avvicinavo, mi aspettavo che fischiassero. Ma erano tutti in piedi ad applaudire. Anche in un momento così brutto,  non ci hanno dato le spalle. Grazie di tutto».