Serie A
Serie A di nuovo in campo, e spunta il il gioco dello scarica-scudetto». L’analisi sul campionato italiano
Serie A al via e spunta il “gioco dello scarica‑scudetto”: l’approfondimento sul torneo italiano. I dettagli
Con la ripresa del campionato, il calcio nostrano torna al suo “gioco di società” preferito durante le feste: non la tombola, ma «il gioco dello scarica-scudetto». Arianna Ravelli analizza la consueta strategia comunicativa degli allenatori di vertice, impegnati a nascondere le proprie ambizioni per allontanare la pressione.
I PROTAGONISTI DEL DEPISTAGGIO Tutto inizia con il tecnico campione in carica, Antonio Conte: «“Tutti gli altri sono più forti di noi”». Una mossa che ha generato un’inevitabile «coda di stucchevolezze» da parte dei rivali. Beppe Marotta ha replicato: «“No, lui è nettamente favorito”». Massimiliano Allegri si è accodato al coro del “non siamo noi”: «“Ma che dicono, sono entrambi favoriti, per noi arrivare quarti sarà difficilissimo”». Unica eccezione, «l’ironia stralunata di Luciano Spalletti» che ha commentato: «“Ha ragione Conte sulle strutture, qui alla Juve c’è la barriera mobile per battere le punizioni, al Napoli era fissa…”».
UNA DISCIPLINA TATTICA IPOCRITA È una tradizione rispettata tra «mind games, tratti caratteriali inscalfibili, strategie comunicative». Il ritornello “non siamo favoriti” è collaudato e «serve a proteggere il gruppo, a spostare la pressione, a costruire una trincea psicologica contro aspettative giudicate eccessive». Ormai, «l’arte del depistaggio è diventata quasi una disciplina tattica» dove vince «chi si tira più indietro, chi abbassa di più l’asticella». Ravelli nota però l’ipocrisia di fondo, specialmente per chi ha lo scudetto sul petto: «Ve lo immaginate Jannik Sinner che si presenta all’Australian Open da detentore del titolo e dice che i favoriti sono (tutti) gli altri big?».
L’ERRORE OPPOSTO E IL BISOGNO DI REALISMO C’è però anche chi fa il contrario, lanciandosi in proclami che non si possono mantenere, come la Ferrari un anno fa, quando disse di puntare al titolo dimostrando «totale lontananza dalla realtà delle forze in campo». La soluzione, secondo l’editorialista, sarebbe un po’ di sano realismo: «Dire: “Siamo tra i favoriti, e va bene così”. Non è una colpa, è una responsabilità. Crescere e passare a un livello successivo significa questo: smettere di nascondersi dietro le parole e accettare che, a volte, il peso del pronostico è semplicemente il prezzo del talento».
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