Udinese-Roma vietata, il prefetto: «Dispiace penalizzare le persone civili»

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Udinese-Roma, il prefetto di Udine spiega le motivazioni che hanno condotto all’ordinanza che ha vietato la trasferta ai tifosi della Roma residenti nella regione Lazio

La trasferta Udinese-Roma è stata vietata ai tifosi giallorossi residenti nella Regione Lazio. Il provvedimento è scattato ieri e l’ordinanza del Prefetto di Udine, Vittorio Zappalorto, è stata spiegata quest’oggi nell’intervista con la Gazzetta dello Sport in seguito a quanto avvenuto nelle precedenti trasferte giallorosse: «Nelle due pagine è indicato tutto, la motivazione è abbastanza leggibile. Anzi intellegibile. Non ho mai fatto riferimento alla tifoseria nella sua interezza. Ho invece citato la tifoseria organizzata. Certamente è un’ordinanza penalizzante, ma nessuno proibisce ai tifosi della Roma di altre regioni di venire a Udine e di andare allo stadioIl Casms avrebbe potuto suggerire la chiusura totale del settore ospiti, estendendo la punizione a tutti, dopo quello che è successo a Verona. Non si poteva pensare di non intervenire».

Il precedente della trasferta di Verona, con i disordini che hanno portato ai provvedimenti per 21 tifosi giallorossi, è stato sicuramente decisivo: «Ne abbiamo presi 21 e quelli hanno avuto il Daspo. Ma gli esagitati che hanno creato disordini erano molti di più, ed erano tutti romanisti». Prosegue nella decisione in vista di Udinese-Roma: «Il nostro compito è prevenire i pericoli che possiamo prevedere. In questo caso, secondo una serie di precedenti, il pericolo deriva dal tifo proveniente da Roma e dintorni». E adesso chi risarcirà le spese di chi aveva già organizzato la trasferta e pagato il viaggio tra voli e alberghi? «Dispiace penalizzare le persone civili. E’ ingiusto. Ma la responsabilità è di quei tifosi della Roma che si sono comportati e continuano a comportarsi in un certo modo. Un prefetto non può assumersi la responsabilità di far arrivare in città un gruppo di persone che due settimane prima ha creato problemi di ordine pubblico».