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2013

Un Made in Italy da Teatro dell?Opera

Avatar di Redazione CalcioNews24

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Atto e merito della Sinfonia di Barcellona vanno riconosciuti al direttore d’orchestra Carlo Ancelotti che, impavido, ha schierato il suo Psg nella nuova Scala del calcio mondiale con un 4-2-3-1 privo di incontristi e che consentisse di coesistere ad Ibrahomovic, Lavezzi, Pastore, Lucas, Thiago Motta ed il nostro Verratti. Lotta ad armi pari contro le divinità del palleggio, il Paris Saint Germain è uscito a testa altissima dal Camp Nou dove in termini di prestazione avrebbe meritato senza dubbio la qualificazione.

VERRATTI ALL’OPERA: UNO SPETTACOLO – Il club transalpino esce di scena dalla Champions dopo aver pareggiato due volte contro la squadra più titolata del recente passato calcistico globale: nella sfida di ritorno si è esaltato Marco Verratti, o Verrattì, come chiamato in Francia in una lingua tanto elegante da calzare alla perfezione sul nome di questo eccezionale talento abruzzese. Classe 1992, vent’anni compiuti da cinque mesi, l’ex regista del Pescara avrebbe dovuto tremare di fronte ai mostri sacri della sua fetta di campo: nessuno lo avrebbe condotto al patibolo se avesse mostrato riverenza e timore al cospetto di fenomeni navigati quali Xavi ed Iniesta, interpreti principali dei successi blaugrana e della nazionale spagnola negli ultimi otto anni. A maggior ragione considerando che, soltanto qualche mese fa, le sue trasferte – in serie cadetta – si chiamavano con tutto il rispetto Gubbio o Varese. Contro ogni legittima previsione il fenomeno lo ha fatto Verratti: testa alta, personalità da veterano, intuizioni geniali, mai un passaggio sbagliato o comodo, dosi di classe pura in ogni scelta di gioco ed intelligenza talmente elevata da essere già proficua come se ad applicarla fosse un calciatore con sacchi di esperienza nel bagaglio. Uno spettacolo da stropicciarsi gli occhi.

AD IMPRESSIONARE E’ LA FACILITA’ DI GIOCO – Marco Verratti gioca a due tocchi, semplice ed immediato, ed è proprio questa lucidità a lasciare basiti: l’intuizione spetta a Zdenek Zeman, che un anno fa in quel di Pescara lo fece indietreggiare di una ventina di metri – poco veloce per giocare da trequartista, caratteristiche rare o praticamente uniche per agire da regista davanti alla difesa – seguendo alla perfezione l’evoluzione della carriera di un genio quale Andrea Pirlo. Di cui Verratti è già palesemente l’erede: il passaggio di consegne è fissato con ogni probabilità per il prossimo Mondiale, dove in terra brasiliana il regista del Psg potrà studiare dal maestro ed apprenderne ogni segreto per farsi trovare pronto all’occorrenza e raccoglierne l’eredità nell’immediato futuro. Con il beneplacito del buon Andrea.

VIA DALL’ITALIA A CAUSA DELL’IMMOBILISMO DELLE MILANESI – Quel che sembra – e probabilmente lo è – una follia generale ed immotivata dei club italiani nel lasciar partire un talento di tale calibro va analizzata nel dettaglio: i club che, nella scorsa estate, hanno manifestato concreto interesse per le sorti di Marco Verratti furono Juventus e Napoli. I bianconeri avrebbero però interpretato l’operazione a medio termine, lasciando probabilmente per un’ulteriore stagione il calciatore a Pescara per poi farlo trasferire a Torino e studiare alla cattedra di Pirlo. Chi scrive quest’editoriale è per natura incline alla fiducia concessa ai giovani talenti, ma quando l’eccezione si chiama Andrea Pirlo ogni considerazione lascia il tempo che trova. La Juventus non avrebbe potuto fare altrimenti, il Napoli lo ha cercato con insistenza ma il suo entourage non è riuscito a convincersi della qualità dell’opzione partenopea. A chi sarebbe pacificamente servito un regista così valido? Milanesi assenti ingiustificate. Perfetto per il Milan, dove il progetto di ricostruzione sarebbe potuto partire proprio dai piedi di Verratti, con Montolivo ad agire da interno di centrocampo nel suo ruolo naturale; eccellente per l’Inter, che ha pagato per l’intera stagione l’assenza di un calciatore dotato delle sue caratteristiche, la dimostrazione è il tardivo acquisto del gioiello Mateo Kovacic. Avrebbe Verratti rifiutato le destinazioni milanesi? Probabilmente no, ma la storia non è fatta di condizionali, oggi se lo gode il Psg e domani chissà chi. Con i fari dei club europei d’elite puntati in volto, a noi italiani resta la nazionale. Che poi tanto male non è.

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