Uragano nero

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Mario Balotelli è per natura uno che divide: c’è chi lo ama incondizionatamente ed in nome del suo estro accetta le sfaccettature di un carattere difficile, spavaldo, c’è chi invece – pur riconoscendone il valore – lo ha già collocato tra i talenti inespressi del nostro calcio. Mario Balotelli, mai come ieri sera, ha finalmente unito tutti: per la prima volta un popolo – quello azzurro – si è incarnato in pieno nel suo corpo statuario, assistendo basiti ed inebriati di gioia alla prestazione spaventosa dell’attaccante della nazionale.

Una tempesta nera, così tanto italiana, si è abbattuta sui favori del pronostico che sembravano spingere la Germania verso il successo finale: troppo Balotelli per i tedeschi, troppo Balotelli per chiunque. I due gol sono il perfetto mix delle qualità di “SuperMario”: favoloso il primo, stacco imperioso dopo aver preso il tempo al centrale opposto sul delizioso assist di Cassano. Rete strepitosa la seconda: una sassata devastante che pochi calciatori al mondo possono scatenare, un Balotelli del genere balza in una sola serata da eterno talento – probabilmente sprecato – ad attaccante di primissimo piano nel panorama mondiale.

Germania al tappeto, è il caso di dire: ed in effetti raramente come ieri sera una squadra è andata knock-out sotto i colpi di un pugile in giornata di grazia. Una gioia troppo grande anche per chi non è solito manifestare emozioni: ieri Mario Balotelli – nella sua versione gigante – è finalmente apparso un ragazzo normale, un ventiduenne che non può fare a meno di esultare ed essere felice se sta eliminando grazie alle sue prodezze la nazionale tedesca da una competizione tanto importante. Vola verso la finale SuperMario, e lo fa grazie al sublime lavoro svolto da Cesare Prandelli: il ct della nazionale, oltre ad aver realizzato un vero e proprio miracolo dando anima, identità e grande gioco ad una squadra reduce dalle rovine del 2010, ha il merito di aver trattato la “questione Balotelli” come nessun altro finora. Ha minimizzato gli aspetti burleschi e i difetti del Mario uomo – o meglio ragazzo – e ha puntato sul suo talento concretamente, collocandolo al centro del progetto tattico e responsabilizzandolo dell’esito finale della competizione. Così l’attaccante del Manchester City non ha potuto tradire le aspettative di milioni di occhi puntati su di lui.

Ancora tanta, troppa paura per la Germania che ormai – lo si può asserire pacificamente – paga enormemente il peso del fattore psicologico quando ha di fronte l’Italia. E la semifinale di Euro 2012 passa di diritto nella leggenda: dopo il 4-3 di Messico ’70, il 3-1 di Spagna ’82 e lo 0-2 di Germania 2006 – scacco matto nelle mura tedesche – ecco il 2-1 di Polonia-Ucraina 2012, per la prima volta nel Campionato europeo. Dopo la nazionale di Rivera, l’urlo di Tardelli e la favola di Grosso, l’uragano Balotelli si abbatte sulla Germania ed entra nella storia. Vince sempre l’Italia, per la Germania è il solito incubo. Un incubo tutto nero.