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Weah: «Ritiro Ibra? Io a 36 anni mi sono fermato»

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Ibrahimovic

George Weah in una recente intervista ha parlato del Milan e del problema razzismo in Italia e non solo. Ecco cosa ha detto

George Weah intervenuto ai microfoni di Calciomercato.com ha parlato di Milan e del problema razzismo. Ecco cosa ha detto:

MILAN – «Poco, in verità. So che sta facendo un’ottima stagione e che può vincere lo scudetto, me lo auguro. Però non sono in grado di dare giudizi. So che è una squadra giovane». 

MALDINI – «Ho sentito qualche volta Maldini, ci scambiamo spesso dei messaggi. E’ contento, ottimista, mi ha parlato di alcuni giocatori come Leao e Theo Hernandez, ma non li conosco così bene per esprimere giudizi personali. Paolo è un milanista dentro, uno che può fare solo il bene del club. E capisce molto di calcio»

IBRAHIMOVIC – «Ibra è una leggenda, ha passione, se l’allenatore gli dà fiducia fa bene a continuare. Del resto io ho giocato con Pietro Vierchowod, che è stato in campo oltre i 40 anni e anche Paolo è arrivato a quell’età. E’ possibile, se ci sono l’entusiasmo e la salute. E vogliamo parlare di Buffon, lui gioca ancora, no? Quanti anni ha? Lui potrebbe arrivare a 50!».

RITIRO IBRA – «Quello deve saperlo lui, anch’io avrei voluto continuare, ma a 36 anni non ce la facevo più, troppi malanni, arriva a un certo punto che non puoi più allenarti, quando invece dovresti allenarti di più dei giovani. E così mi sono fermato»

RAZZISMO – «Lo so, purtroppo il razzismo è ancora negli stadi, perché è ancora nella vostra società. L’africano, il nero, il diverso è visto in Europa ancora con diffidenza da troppa gente e i politici spesso coltivano questa diffidenza»

PORTO MILAN 1996 – «Un avversario cattivo e ignorante che per tutta la partita mi ha insultato facendomi il verso della scimmia. Lo vedevano i miei e i suoi compagni, penso anche l’arbitro, che però non fece nulla. Alla fine, nel tunnel degli spogliatoi, gli diedi una testata. Sbagliai, lo so. Ma in quel momento volevo che dal giorno dopo, ogni volta che si guardava allo specchio si ricordasse di me».

TIMOTHY WEAH AL MILAN «Timothy è forte, non posso dire quanto, perché in questi anni è stato un po’ condizionato dagli infortuni, non si è ancora espresso al massimo del suo potenziale. Io e la mamma e i suoi fratelli siamo felici per la sua carriera e orgogliosi che possa giocare un Mondiale. Io ci sono solo andato vicino, nel 2002, ma abbiamo perso all’ultima partita di qualificazione. Lui al Milan? Non lo so, non voglio dire nulla di ciò. Certo che sarei molto contento se accadesse».

LUKAKU – «Lukaku è un giocatore molto forte, mi piace molto. Al Chelsea non è andato bene perché ha trovato un altro tipo di calcio, non adatto alle sue caratteristiche. Hanno sbagliato ad acquistarlo, se non pensavano di farlo giocare sfruttando la sua velocità e la sua forza, che sono impressionanti»

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