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Milan, «tra Modric e Jashari due o tre categorie di differenza». La critica del giornalista dopo la Fiorentina! Ma non solo…

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Modric Prossimo turno Serie A

Milan, l’analisi di Polverosi sul Corriere dello Sport dopo il pareggio per 1-1 contro la Fiorentina al Franchi. Ecco le sue parole

La sfida del Franchi si chiude con un pareggio che lascia sensazioni contrastanti, specchio fedele di una partita divisa esattamente a metà. Sul Corriere dello Sport Alberto Polverosi propone questa analisi: se alla Fiorentina “era andata bene alla fine del primo tempo”, graziata dall’imprecisione avversaria, al Milan “è andata benissimo alla fine del secondo”, salvato in extremis dopo essere sparito dal campo. Due le conferme principali emerse dalla serata di Firenze: i rossoneri continuano a lasciare punti pesanti contro le squadre di bassa classifica, mentre i viola proseguono nel loro percorso di crescita e fiducia.

Il vuoto pneumatico del Milan nella ripresa porta inevitabilmente a discutere le scelte di Max Allegri. La gestione di Modric, quarantenne reduce da impegni ravvicinati, è comprensibile, ma la sua assenza ha pesato enormemente. Polverosi sottolinea una verità scomoda ma evidente: “nel calcio esistono le categorie e fra Modric e Jashari ce ne sono due o tre di differenza”.

Eppure, il Milan avrebbe meritato un vantaggio ampio nel primo tempo. È qui che emerge la resilienza della nuova Fiorentina. Dopo 45 minuti da spettatrice non pagante, la squadra di Vanoli è riemersa, prendendo in mano il gioco, trovando il vantaggio e sfiorando addirittura il colpo del ko nel recupero, tra una traversa e un gol fallito da Kean. “Ora la squadra c’è”, sentenzia l’editorialista, evidenziando come il gruppo sia “irriconoscibile, nel senso che adesso la Fiorentina non si riconosce più in quella inguardabile di un mese fa”.

Alla base della rinascita viola c’è una ritrovata condizione atletica (“la testa funziona e ancora meglio funzionano le gambe”) che ha rigenerato le individualità: da un Dodo tornato “imprendibile” a un Fagioli padrone del centrocampo, passando per le parate decisive di De Gea. Nonostante i segnali positivi e i nuovi innesti dal mercato, però, la classifica impone ancora cautela: guai a sentirsi fuori dai guai.

Sul fronte rossonero, restano evidenti i difetti strutturali. Il Milan non è squadra costruita per comandare il gioco e vive di fiammate singole; se il capocannoniere Pulisic spreca tre palle-gol, le alternative scarseggiano. Paradossalmente, il primo tempo con le riserve (sei cambi rispetto al Genoa) è stato migliore della ripresa con i titolari. Il gol di Nkunku è una magra consolazione per un Milan il cui obiettivo “non può andare oltre la zona Champions”.

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