Serie A
AIA, il presidente Zappi inibito per 13 mesi dal TFN: accolta la richiesta della Procura Federale! Le motivazioni
AIA, il TFN accoglie le richieste della Procura: sanzionato il presidente Zappi per le pressioni su CAN C e D. . Stop anche per Marchesi
Un vero e proprio terremoto giudiziario ha investito nelle ultime ore i vertici del calcio italiano, scardinando gli equilibri di potere all’interno del mondo arbitrale. Il Tribunale Federale Nazionale (TFN) ha emesso una sentenza durissima destinata a riscrivere la governance del settore: inflitti ben 13 mesi di inibizione ad Antonio Zappi, l’attuale presidente dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA). I giudici hanno accolto integralmente le severe richieste formulate dalla Procura Federale, riconoscendo la fondatezza delle accuse mosse contro il numero uno delle “giacchette nere”.
L’inchiesta, sfociata nel deferimento dello scorso 15 dicembre, ha portato alla luce un sistema di pressioni indebite esercitate ai piani alti dell’Associazione. Secondo la ricostruzione dell’accusa, confermata dal verdetto, Zappi avrebbe agito per indurre alle dimissioni due figure chiave per la gestione delle categorie inferiori: Maurizio Ciampi, responsabile della CAN C (la Commissione che designa per la Serie C), e Alessandro Pizzi, alla guida della CAN D. Il Tribunale ha ritenuto grave la condotta del presidente, finalizzata a forzare l’uscita di scena dei due dirigenti per rimodellare gli organigrammi tecnici.
Sanzioni e scenari futuri
La mannaia della giustizia sportiva non si è abbattuta solo sulla presidenza. Il TFN ha sanzionato con 2 mesi di inibizione anche Emanuele Marchesi, componente del Comitato Nazionale dell’AIA, giudicato coinvolto nella medesima vicenda di pressioni interne. Queste decisioni aprono ora una fase di profonda incertezza politica e un potenziale vuoto di potere. L’inibizione di Zappi, essendo superiore ai 12 mesi, potrebbe comportare statutariamente la decadenza immediata dalla carica o l’impossibilità sostanziale di esercitare le funzioni apicali. Si profila dunque all’orizzonte la necessità di un rimpasto urgente o, scenario più probabile, la convocazione di nuove elezioni. Una crisi istituzionale che esplode nel momento peggiore, con il settore arbitrale già nell’occhio del ciclone per le roventi polemiche settimanali sulla gestione del VAR in Serie A e B.