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Fiorentina, le rimonte sono un incubo: 22 punti persi da situazioni di vantaggio! La maledizione di Vanoli
Fiorentina, le rimonte sono un incubo: 22 punti persi da situazioni di vantaggio! La maledizione di Vanoli: l’analisi dei problemi della Viola
La stagione della Fiorentina rischia seriamente di trasformarsi in un incubo sportivo senza via d’uscita. L’analisi impietosa fornita dalla Gazzetta dello Sport fotografa una realtà allarmante per la compagine guidata da Paolo Vanoli: i Viola occupano attualmente la terzultima posizione in classifica, distanti tre lunghezze dalla zona salvezza presidiata dal Lecce. Il dato statistico che fa più male, tuttavia, è quello relativo alle occasioni sprecate: i Gigliati hanno perso ben 22 punti da situazioni di vantaggio, una cifra monstre che supera addirittura il totale dei punti reali conquistati finora in campionato.
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Il vero tallone d’Achille è la gestione dei minuti finali, una vera “Zona Cesarini” al contrario che sta condannando la squadra. Sono 10 i punti gettati alle ortiche nei minuti di recupero, frutto di una serie di blackout iniziata ad agosto con il pareggio di Sebastiano Luperto del Cagliari e proseguita inesorabilmente con le reti beffa firmate da Christopher Nkunku del Milan e dall’eterno Pedro della Lazio, fino agli ultimi episodi contro Como e Verona. Se le partite fossero finite al 90′, i toscani sarebbero oggi a quota 40 punti, in piena corsa per l’Europa che conta, invece di lottare nel fango della zona retrocessione.
Sotto accusa non c’è solo la sfortuna, ma un atteggiamento tattico spesso rinunciatario che innesca la paura di vincere. Con 38 reti al passivo, la difesa vacilla vistosamente quando il baricentro si abbassa troppo. L’esempio del match contro il Torino è lampante: se l’ingresso dell’esterno Jack Harrison aveva propiziato il gol del bomber Moise Kean, i successivi cambi difensivi di Vanoli — dentro la punta Roberto Piccoli e il difensore Luca Ranieri per passare a un coperto 5-4-1 — hanno schiacciato la squadra nella propria area. Per sperare nella salvezza, il tecnico deve trovare un antidoto psicologico e tattico a questa fragilità: difendere il risultato smettendo di giocare a calcio si sta rivelando una condanna capitale.