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Calhanoglu rivela: «Ci siamo confrontati e ci siamo detti questa cosa nello spogliatoio. È ancora vivo il ricordo dello Scudetto perso per un punto!»
Calhanoglu, centrocampista dell’Inter, ha rilasciato un’intervista a Repubblica nella quale ha parlato del momento dei nerazzurri
Intervistato da Repubblica, Hakan Calhanoglu ha rilasciato queste dichiarazioni. Le parole del regista dell’Inter.
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GOL CON LA ROMA – «Capisco che Bastoni non riesce a crossare e mi metto in posizione. Zielinski mi vede e me la passa. Controllo che non ci sia nessuno dietro, sposto la palla avanti e calcio. Ma non è stata la mia rete più bella. Il tiro contro il Verona era più angolato»
SQUADRA – «Ci confrontiamo spesso nei momenti importanti. Ci siamo detti che dobbiamo dare tutti di più, prenderci più responsabilità. È ancora vivo il ricordo dello scudetto perso per un punto, non vogliamo che succeda ancora. Dobbiamo continuare così, e chiudere il prima possibile. Giovani? Ci ascoltano. Hanno capito come funziona qui all’Inter. L’asticella è alta, devi dimostrare sempre. È una buona squadra, costruita bene. Dovremo stare attenti e fare il nostro gioco. »
LAUTARO OUT – «Quando non c’è manca, sia perché segna tanto ed è sempre pericoloso, sia per la personalità. Ma in spogliatoio non c’è solo lui, ci sono anche altri con grande esperienza e carisma. Sommer, Akanji, Acerbi»
INZAGHI E CHIVU – «Con Simone ho un bellissimo rapporto: mi ha voluto tanto in squadra. Chivu è ancora più empatico, più vicino ai giocatori. Gli interessa come stai fuori dal campo»
SOGNO – «Vincere trofei importanti con l’Inter. Dopo aver perso due finali di Champions, l’obiettivo è quello. Intanto, c’è il Mondiale con la Turchia»
VITA OLTRE IL CALCIO – «Più come manager che come allenatore: direttore sportivo, dirigente in federazione o procuratore. Sto già leggendo e studiando per questo»
COMPAGNI ITALIANI FUORI DAL MONDIALI – «Li ho abbracciati. Le parole servono a poco in momenti così. Il vero aiuto viene dalla famiglia, dai figli in particolare. Io ne ho tre: Mi sono tatuato le loro mani sull’avambraccio, vicino alle due stelle vinte con l’Inter. Prima dell’allenamento li porto a scuola, poi vado a prenderli. Cerco di stare con loro il più possibile»