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Salah e la rivoluzione verde: come la dieta a base vegetale ha trasformato il Principe d’Egitto

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La dieta a base vegetale ha trasformato Mohamed Salah: ecco la rinascita del Principe d’Egitto

Considerando i molteplici benefici per la salute derivanti da un’alimentazione a base vegetale, sorprende scoprire quanto siano rari i calciatori vegani in Premier League. Tra i 528 professionisti a tempo pieno nel massimo campionato inglese, l’unico vero vegano dedicato è Tom King, portiere di riserva dell’Everton, che ha cambiato dieta nel 2022 per ridurre le infiammazioni muscolari dopo una serie di infortuni. Facendo un passo indietro, troviamo Héctor Bellerín, Chris Smalling e Fabian Delph, ma i numeri rimangono estremamente bassi.

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L’anomalia nel calcio d’élite: un “reset” per i campioni

Questo significa forse che eliminare la carne sia controproducente per le intense esigenze fisiche di un atleta d’élite? Alla domanda ha risposto Ballondor.com con un’analisi articolata. Gli studi confermano che una dieta vegetale comporta minori riserve di creatina, essenziale per forza e scatti, mentre pollo e pesce offrono profili di amminoacidi cruciali per la riparazione muscolare. Tuttavia, considerare il veganismo un’opzione inferiore è un errore.

Esiste infatti una tendenza recente tra i fuoriclasse: abbracciare un rigido vegetarianismo in modo temporaneo, quasi per “resettare” il proprio corpo. Sergio Agüero lo ha fatto nell’ultima fase della sua carriera, raccontando di sentirsi “più leggero e veloce“. Lo stesso vale per Kevin De Bruyne e Ilkay Gündogan: i due ex compagni del Manchester City, secondo il loro chef personale, amavano periodi di dieta vegana per ricaricarsi prima di reintrodurre le carni bianche.

Danny Webber, nutrizionista sportivo, spiega il fenomeno: “I calciatori notano enormi benefici passando da una dieta tradizionale a un approccio più vegetale. Si sentono più energici e recuperano prima, riducendo il rischio di infortuni, grazie a una maggiore varietà di nutrienti, legumi e cereali integrali“. Il problema resta il mantenimento della massa muscolare, più difficile da gestire senza le proteine animali. Ecco perché molti usano la dieta verde solo come fase transitoria.

La svolta di Salah: la nutrizione come chiave per la longevità

C’è però un’eccezione straordinaria. Nell’estate del 2020, Mohamed Salah era all’apice della carriera, reduce da Palloni d’Oro sfiorati e dal trionfo in Premier League. Negli spogliatoi lo chiamavano scherzosamente “Mo Salad” per la sua maniacale attenzione all’alimentazione. Spinto dal suo attivismo per il benessere animale e dalla consapevolezza del tempo che passa, Salah ha fatto una scelta radicale: tagliare la carne, concentrandosi su un mix ricco di fibre, verdure, frutta e noci, concedendosi solo occasionalmente del pesce (diventando di fatto pescetariano).

I risultati di questa dedizione sono innegabili. Nella straordinaria stagione 2024/25, a 32 anni compiuti, Salah ha registrato numeri spaventosi, superando le 50 partecipazioni al gol tra tutte le competizioni e dominando i premi di fine anno.

È vero che l’attaccante egiziano è sempre stato un talento sensazionale, ma lui stesso collega in modo diretto questa longevità sportiva al cambio di dieta. “Gli addominali si fanno prima in cucina, non in palestra. Devi mangiare bene”, ha dichiarato di recente, consigliando ai compagni più giovani di evitare grano, latticini e di “rimanere sulle cose verdi“.

La scelta di Salah di affidarsi a una dieta quasi interamente a base vegetale ha allungato e migliorato la fase finale della sua carriera. Visti i risultati strabilianti del “Principe d’Egitto”, tra i quali il beffardo cucchiaio nel rigore di ieri con l’Australia, quanti altri calciatori decideranno presto di seguire il suo esempio?

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