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Conferenza stampa Gasperini: «Sul mercato dobbiamo essere più veloci, forse cederemo un big. Celik? Ne prenderemo uno più forte»

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Gasperini

Gasperini fa il punto dopo la prima settimana di ritiro: mercato, obiettivi, rinnovi, Fair Play Finanziario e strategie per costruire una squadra sempre più competitiva

Dopo i primi giorni di lavoro nel ritiro di Trigoria, Gian Piero Gasperini ha incontrato i giornalisti per fare il punto sulla situazione della Roma. Nel corso della conferenza stampa il tecnico giallorosso ha affrontato numerosi temi: dall’andamento del calciomercato agli obiettivi stagionali, passando per i rinnovi di contratto, il rapporto con la proprietà, le difficoltà legate al Fair Play Finanziario e le priorità per rinforzare la rosa. Di seguito tutte le domande e le risposte integrali.

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Mercato, trattative e addio di Celik

Mister, il mercato sembra procedere con qualche rallentamento. Quanto incidono le tempistiche delle trattative e quanto pesa la partenza di Celik?

«Sì, probabilmente è così. Però a volte siamo un motore a scoppio, altre volte siamo un motore diesel. Alla lunga, però, il diesel viaggia e va avanti. Comunque sì, evidentemente dobbiamo essere più bravi, anche se il giocatore aveva il contratto in scadenza, perché i tempi del mercato a volte sono molto più veloci. Adesso c’è Ryan, qui presente, e questo, come abbiamo già visto a gennaio, è un valore aggiunto che ci può aiutare ad accelerare. D’altra parte, questo è anche un anno un po’ particolare, con il Mondiale di mezzo. Il mese di giugno è stato caratterizzato da una sorta di paralisi, anche per l’avvicendamento e per l’arrivo del direttore. Adesso, però, mi sembra che tutti stiano iniziando a muoversi. Celik? Posso chiaramente ringraziarlo per tutto quello che ha fatto l’anno scorso, per la sua disponibilità e per il suo rendimento. Dal punto di vista calcistico, però, sono convinto che ci rinforzeremo e che forse saremo anche migliori».


Le sensazioni all’inizio della nuova stagione

A distanza di quasi due mesi dall’ultima gara dello scorso campionato, con quale spirito affronta questo nuovo percorso e quanto sarà importante che tutto l’ambiente proceda nella stessa direzione?

«Noi siamo sempre molto sollecitati, così come lo è tutto l’ambiente. È chiaro che c’è stata una pausa lunga, ma adesso siamo di nuovo qui a Trigoria e ci siamo tutti. Il periodo di vacanza, anche per i motivi che ho spiegato prima e per il Mondiale di mezzo, è stato sicuramente più lento rispetto ad altri anni. Io, però, sono abituato a guardare sempre avanti e a concentrarmi sull’obiettivo. Abbiamo un obiettivo straordinario. È chiaro che ci sono delle difficoltà e che alcune informazioni, a volte, cambiano. Da un anno sono qui e ogni tanto mi capita di ricevere determinate informazioni che, dopo un po’ di tempo, diventano diverse. Questo vale anche per l’aspetto finanziario. Anch’io speravo che l’accesso alla Champions League potesse essere determinante per risolvere alcune situazioni, poi magari vieni a sapere che non è così. Però è vero anche il contrario: bisogna sapersi adattare, perché l’obiettivo e lo scopo che vogliamo raggiungere sono più importanti di tutto. Vogliamo migliorare, essere più bravi e più forti. Di fronte a qualsiasi imprevisto, e io ne ho incontrati tanti, bisogna resettare, elaborare una nuova strategia e rimettersi nelle condizioni migliori. Dobbiamo sfruttare l’entusiasmo che c’è in questa piazza e le possibilità di questa società, che magari avrà anche dei difetti, ma possiede pure tanti pregi. Tutto in funzione di un unico obiettivo: costruire una bella squadra».


L’obiettivo è davvero lo Scudetto?

Parlando di crescita e miglioramento, si può interpretare questo percorso come un’aperta candidatura alla lotta per il titolo?

«Lei ha semplificato molto, volutamente. Comunque apprezzo la domanda. No, non è questo il significato. Quando si parla di migliorare, non vuol dire necessariamente fissare subito quell’obiettivo. Sarebbe già importante riuscire a stabilizzarsi nelle zone alte della classifica. Poi, per quella che è la mia esperienza, se riesci a rimanere in alto con continuità e con una bella solidità, arriva anche il momento in cui puoi puntare a qualcosa di più importante. Sicuramente. In questo momento, però, l’obiettivo immediato è stabilizzarci il più in alto possibile e migliorare ulteriormente. Lo scorso anno la squadra ha ottenuto un risultato sicuramente meritato, anche se mi permetto di dire che è andata forse un po’ oltre quelle che erano le aspettative iniziali. Il nostro obiettivo è questo: diventare ancora più forti».


Cristante, Mancini e il futuro di Pellegrini

Come valuta i rinnovi appena ufficializzati e quale pensa possa essere il prossimo passo per Lorenzo Pellegrini?

«I rinnovi di Cristante e Mancini erano già nelle previsioni. A un certo punto, nel finale dello scorso campionato, erano stati definiti. Il fatto che siano arrivati ufficialmente soltanto adesso significa probabilmente che gli accordi erano già stati raggiunti e che ora sono stati semplicemente formalizzati. Quello di Pellegrini è un discorso diverso. Sicuramente mi auguro che possa rinnovare, ma sappiamo tutti che in questo momento il giocatore non potrebbe comunque allenarsi, perché deve ancora recuperare dall’infortunio riportato nel finale della scorsa stagione. Probabilmente, anche per questo motivo, i tempi sono un po’ più lunghi. Mi auguro che possa innanzitutto recuperare al più presto dal punto di vista fisico e, successivamente, raggiungere l’accordo con la società».


L’organizzazione societaria e il rapporto con la proprietà

L’assenza di alcune figure dirigenziali può rallentare il lavoro? E come si sviluppa il dialogo con la proprietà?

«Io mi occupo dell’area tecnica, quindi preferisco lasciare da parte tutto ciò che riguarda l’organizzazione e gli altri settori della società. In questo momento l’area tecnica è molto valida, compatta, competente e capace. Per me questo è l’aspetto più importante. Abbiamo iniziato a lavorare insieme da una settimana, ma direi che siamo partiti molto bene. Io ho un rapporto diretto con la proprietà, quindi sotto questo aspetto non mi manca assolutamente nulla. È un rapporto molto vero, basato sul confronto diretto. A volte possono esserci tempi diversi, più che pensieri differenti, ma bisogna anche rispettare le caratteristiche di tutte le persone. Come ho detto prima, magari abbiamo un motore un po’ lento a partire, ma poi possiamo diventare un bel trattore capace di macinare strada. Credo che siamo partiti e mi auguro, anzi sono convinto, che nelle prossime settimane questo motore diesel possa cominciare a raggiungere una velocità superiore».


Gli innesti richiesti e la sostituzione di Celik

Resta valida la richiesta di tre o quattro rinforzi di qualità? E dopo la partenza di Celik sarà inevitabile intervenire su quella fascia?

«Il mio pensiero è sempre stato quello: servono i famosi tre o quattro colpi di qualità. Rispetto alla rosa che ha concluso il campionato, però, bisogna considerare anche i giocatori che erano in prestito e che sono andati via. Mi sembra che fossero cinque. Di conseguenza, quei tre o quattro innesti avrebbero dovuto in parte sostituirli, ma con operazioni fatte in un certo modo. Poi è chiaro che bisogna adattarsi alle situazioni. Se un giocatore va via, devi rimpiazzarlo, altrimenti non riesci a completare la rosa. Come ho detto prima, Celik è andato via e sicuramente interverremo per sostituirlo in quel ruolo. Altrimenti rimarremmo scoperti».


Fair Play Finanziario e possibili cessioni

Dopo gli ultimi confronti con la proprietà, è emerso se sarà indispensabile sacrificare un big per sistemare i conti?

«Su questi temi, nell’arco dell’ultimo anno, da giugno scorso a oggi, c’è stata una continua evoluzione e un cambiamento delle informazioni. Probabilmente è stato così anche per la proprietà, perché quello con la UEFA è un accordo particolare e i numeri possono cambiare di volta in volta. Come ho detto prima, purtroppo bisogna adattarsi. Probabilmente sarà necessaria una cessione importante. La scadenza è stata spostata oltre il 30 giugno per dare più tempo a tutte le società coinvolte, perché la Roma non è l’unico club in questa situazione. La speranza è quella di risolvere questa questione una volta per tutte. È ciò che vorremmo tutti, anche se mi rendo conto che non sia facile rimediare in pochi mesi a una situazione che si è creata nel corso di parecchi anni. Il compito è difficile dal punto di vista dei numeri, ma ce la metteremo tutta e faremo di tutto per risolvere definitivamente il problema. Questo permetterebbe anche alla società di essere più libera negli investimenti e nelle proprie scelte. È sicuramente un compito arduo, soprattutto per il direttore sportivo. Tuttavia, questa situazione non impedisce alla Roma di effettuare anche acquisti e operazioni in entrata. Se vogliamo, questa è una buona notizia».


Il lavoro con Tony D’Amico

Che valore aggiunto rappresenta poter lavorare di nuovo al fianco di Tony D’Amico?

«Sicuramente ci conosciamo bene, perché abbiamo già lavorato insieme per diverse stagioni. Il nostro rapporto è diretto e costante e la comunicazione tra noi è continua, sempre nel pieno rispetto del suo ruolo. È lui a portare avanti il mercato, le trattative, i rapporti con le altre società e tutto ciò che riguarda la sua area di competenza. È chiaro, però, che quando ci si conosce e si ha consapevolezza delle esigenze e delle problematiche reciproche, il lavoro diventa più agevole. Stiamo lavorando con un ottimo spirito e questa conoscenza reciproca rappresenta sicuramente un vantaggio».


Esterni offensivi e situazione Soulé

Sugli esterni offensivi serviranno rinforzi? E quale sarà il ruolo di Soulé nel progetto tecnico?

«In questo momento, come attaccanti esterni, abbiamo Soulé e Dybala. E basta. Quindi mi aspetto due giocatori in quel ruolo. Soulé al centro del mercato? In questo periodo vedo tutti i calciatori al centro del mercato. Ci sono mille nomi in entrata e in uscita. Penso che molte di queste situazioni siano dovute anche ai procuratori, che si muovono, incontrano persone e parlano. Poi voi, giustamente, riportate gli incontri e anche le semplici chiacchierate che possono esserci. Quello che conta, però, è capire se esistano offerte concrete e vere trattative, sia in entrata sia in uscita. Queste sono le cose importanti. Il giocatore si è presentato disponibile come sempre. È arrivato con qualche chilo di troppo, ma lo sta smaltendo molto bene e sta lavorando nel modo giusto».


Le gerarchie del centrocampo

Ha già definito gli equilibri in mediana oppure ci saranno valutazioni nel corso della stagione?

«In questo momento abbiamo quattro centrocampisti, tutti molto forti e affidabili. Prevedo che avremo tante partite da giocare. Non è un reparto particolarmente numeroso, ma questa è anche una mia scelta, proprio per dare a tutti la possibilità di giocare con frequenza, continuità e fiducia. In questo momento, quindi, siamo a posto così».


La Roma è davvero in ritardo sul mercato?

Rispetto alle concorrenti, ritiene che la squadra abbia accumulato ritardo oppure la situazione rientra nelle previsioni?

«Al termine della passata stagione speravamo tutti di iniziare la preparazione con qualche giocatore in più. Sapevamo benissimo, però, che con il Mondiale molti calciatori sarebbero stati impegnati e sarebbero quindi arrivati a singhiozzo. Mi sembra che, salvo rarissime eccezioni, questa situazione riguardi un po’ tutte le squadre. Il mercato, in questo periodo, è rimasto abbastanza bloccato per tutti. Noi abbiamo perso diversi giocatori che erano arrivati in prestito, quindi forse siamo numericamente più corti rispetto ad altre squadre e dobbiamo innanzitutto sostituirli. Adesso, però, mi sembra che il mercato stia iniziando ad aprirsi un po’ per tutti. Chiaramente vorremmo essere più avanti, ma siamo comunque in linea con quelli che sono i tempi attuali del mercato».


I profili seguiti e i limiti sugli ingaggi

Nomi come Summerville e Greenwood rientrano realmente nei parametri della Roma oppure il club ha scelto di non superare determinati limiti economici?

«Evidentemente non sono operazioni semplici, ma si tratta di una scelta precisa, non del fatto che la Roma o la proprietà non possano permettersele. La decisione è quella di stabilire determinati parametri per i contratti e ritengo che sia una scelta giusta e significativa. Ci sono giocatori che hanno portato la squadra al terzo posto e alla qualificazione in Champions League: vederli superati in maniera clamorosa, dal punto di vista dell’ingaggio, da calciatori appena arrivati potrebbe sicuramente creare dei problemi. Stabilire un tetto è utile anche per la società, perché è indispensabile tenere sotto controllo il monte ingaggi. Quando non è possibile acquistare un calciatore rispettando questi parametri, è chiaro che bisogna rivolgersi verso altri profili».

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