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Calcio italiano

Giovanni Galli ricorda Franco Baresi: «Un uomo eccezionale, Maradona diceva che era difficilissimo saltarlo»

mauro.pioli

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Giovanni Galli, ex portiere del Milan

Giovanni Galli racconta il legame con Franco Baresi: l’ex portiere ricorda il proprio capitano in rossonero, scomparso pochi giorni fa

Giovanni Galli ha ricordato Franco Baresi, storico capitano e simbolo del Milan, nel corso di un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport. L’ex portiere rossonero ha ripercorso gli anni condivisi con il difensore, soffermandosi sulle sue qualità umane, sulla leadership silenziosa e sull’incredibile capacità di interpretare il gioco.

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Il loro rapporto era iniziato con la maglia della Nazionale italiana, durante il Mondiale del 1982, prima di consolidarsi nel Milan capace di tornare sul tetto d’Europa alla fine degli anni Ottanta.

IL PRIMO INCONTRO IN NAZIONALE – «Conobbi Baresi in Nazionale, insieme vivemmo l’avventura dei Mondiali nel 1982, pur senza scendere in campo. Franco ha avuto la sfortuna di emergere mentre c’era un certo Scirea, altrimenti avrebbe chiuso a più di 100 partite con l’Italia. Ma già da avversario, quando lui era ancora un ragazzino, avevo capito di che pasta era fatto».

Baresi, leader attraverso l’esempio

Secondo Galli, Baresi non aveva bisogno di discorsi per conquistare il rispetto dello spogliatoio. Erano il comportamento quotidiano, la dedizione negli allenamenti e la continuità delle prestazioni a renderlo una guida naturale per i compagni.

LA LEADERSHIP SILENZIOSA – «Ebbi modo di conoscere a fondo la persona Baresi. Un uomo eccezionale e un esempio per tutti: con l’esempio. Fatti tanti, parole poche. Io non credo neppure che Baresi abbia voluto essere un leader, sono semmai gli altri che ne hanno riconosciuto il ruolo, anche attraverso gli sguardi e i silenzi. In quattro anni insieme avrà saltato sì e no tre allenamenti, parliamo di un giocatore fenomenale. Franco non era alto o muscoloso, anzi era magrolino, quasi minuto. Eppure io non ho mai visto nessuno avere quella forza nelle gambe. Poi era un maestro nelle letture tattiche, caratteristica che gli ha permesso di dominare nel calcio di Sacchi. Noi venivamo da Liedholm, che utilizzava la tattica del fuorigioco, ma in modo statico. Invece Arrigo voleva fossimo sempre aggressivi e dinamici, difendevamo andando in avanti e Baresi si esaltò ancora di più».

La Coppa dei Campioni del 1989

Tra i ricordi più emozionanti conservati da Galli c’è quello della finale di Coppa dei Campioni del 1989, vinta dal Milan contro la Steaua Bucarest a Barcellona. Un’immagine che racchiude la felicità di Baresi dopo gli anni difficili vissuti insieme al club.

LA FOTO DI BARCELLONA – «Custodisco gelosamente una foto. Barcellona 1989, abbiamo appena vinto la Coppa dei Campioni contro la Steaua. Il presidente della Uefa consegna il trofeo nelle braccia di Franco e io mi trovo lì, alle sue spalle. Mi viene spontaneo tirarlo su di peso proprio mentre lui solleva la Coppa al cielo. Uscì una foto di una purezza straordinaria. Riguardando quello scatto, vedo tutta la felicità del mondo negli occhi del Capitano. Lui che aveva sofferto tanto dentro e fuori dal campo, con e per il Milan, sacrificando un pezzo di carriera. Si meritava quella Coppa, perché dopo aver vissuto la Serie B aveva riportato il Diavolo dove deve stare, sopra tutto e tutti».

Il giudizio di Maradona su Baresi

Galli ha infine sottolineato la stima trasversale raccolta dal capitano rossonero anche tra avversari e tifosi rivali. A confermare il valore del difensore erano state anche le parole di Diego Armando Maradona, suo successivo compagno al Napoli.

LA STIMA DEGLI AVVERSARI – «Non ho mai sentito da un rivale una brutta parola su Baresi. Calciatori come lui o Paolo Maldini non hanno difetti, non si possono criticare o attaccare in alcun modo. Per questo immagino che pure tanti tifosi di altre squadre abbiano pianto in questi giorni di lutto. Maradona, con cui giocai poi a Napoli, mi diceva che era difficilissimo saltare Baresi. E se lo diceva Diego…».

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