Schmid racconta i segreti del Frosinone: «Siamo una famiglia, per l'Europa c'è un 1%. Raimondo è una specie di CR7, con Alvini c'è solamente un problema»
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Schmid racconta i segreti del Frosinone: «Siamo una famiglia, per l’Europa c’è un 1%. Raimondo è una specie di CR7, con Alvini c’è solamente un problema»

Romano Schmid, leader del Frosinone, ha raccontato i segreti di questo straordinario avvio di stagione dei ciociari in Serie A

Tra le sorprese più luminose dell’avvio di stagione spicca senza dubbio il Frosinone guidato da Massimiliano Alvini, trascinato dalla qualità e dalla leadership tecnica del suo numero dieci, Romano Schmid. Il fantasista austriaco classe 2000 ha concesso un’ampia intervista a La Gazzetta dello Sport, svelando i retroscena del momento d’oro dei ciociari, la ferocia degli allenamenti quotidiani e la coesione di un gruppo determinato a conquistare la permanenza in Serie A.

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I ritmi infernali di Alvini e l’intesa con Raimondo

Il numero 10 ha aperto il suo racconto concentrandosi sulla figura dell’allenatore, elogiandone la trasparenza umana ma sottolineando l’incredibile intensità del lavoro sul campo:

“Una grande persona, simpatico. Io sono un tipo onesto, voglio lavorare con chi è onesto e lui lo è. Guardatelo nel riscaldamento, è già carichissimo, ci spinge per andare al limite. C’è solamente un problema con lui: gli allenamenti. I più duri della mia vita. Corriamo tantissimo, a lungo e duramente. Io sono arrivato tardi, a metà agosto, e nella mia prima settimana pensavo: “Ma che cos’è, il precampionato?”. Il Como deve aver pensato “chi sono questi 11-12 pazzi che lottano su ogni pallone?” Il precampionato con Alvini dev’essere un incubo”.

Parole d’elogio sono arrivate anche per il compagno di reparto Antonio Raimondo, paragonato a un mostro sacro per autostima e determinazione:

“Una specie di CR7 per la fiducia che ha nelle sue possibilità: per un attaccante, è la cosa più importante. Fa goal dal nulla e il bello è che ascolta. Altri centravanti con cui ho giocato pensavano di sapere tutto ma Antonio è diverso, ragiona con me su quello che dobbiamo fare in campo e sorride anche quando sbaglia, convinto che una nuova chance arriverà”.

Dall’etichetta di “nano velenoso” alla forza dei compagni

Spesso ribattezzato il “Messi delle Alpi”, Schmid ha spiegato le radici dei suoi soprannomi d’infanzia e di quelli ricevuti in nazionale dal ct Ralf Rangnick:

“Uno dei tanti. Ralf Rangnick, il ct dell’Austria, mi chiama “giftzwerg”, “nano velenoso”, perché sono basso e molto aggressivo. Quelli grossi non amano giocare contro di me. Da piccolo ero “zauberer”, “mago”. A 15 anni, la prima volta che mi sono allenato con la prima squadra, me lo sono scritto sulle scarpe. Mi prendevano in giro, ma sono andato dritto per la mia strada”.

L’austriaco ha poi applaudito l’apporto dei singoli compagni, da Giacomo Calò a Farès Ghedjemis fino a Patrizio Masini:

“Siamo una famiglia. Non dico che siamo un Leicester ma sappiamo da dove veniamo e che cosa migliorare. Guardate Giacomo Calò: ha sempre giocato in B ma sembra che abbia 100 partite in Serie A. Ghedjemis è incredibile, non ho mai giocato con un tipo come lui: è pazzesco quanto sia forte. È tecnico, sa quando dribblare o passare, ha uno contro uno e un bel tiro. Lo vedrete, è un top top player. Poi Masini, il mio bodyguard. Mai visto uno che difende come lui, vince tutti i duelli nello stretto. Se non avete capito quanto è forte, guardatelo meglio”.

Sogno europeo, assist a doppia cifra e l’idolo Dybala

Infine, il fantasista ha delineato i traguardi personali e di squadra, ricordando i modelli calcistici a cui si ispira fin da ragazzo:

“Salvarsi in anticipo? Sì, certo, ma dobbiamo lavorare. Europa? Sì, c’è un 1%. Se dici di no, non hai la mentalità giusta: nel calcio tutto è possibile. 10 assist? Si può fare, è realistico, è un mio obiettivo… anche se il grande obiettivo è migliorare, e migliorare la squadra. Mi sono sempre piaciuti i creativi. Quando avevo 16-17 anni, i miei tre miti erano Messi, Götze e Dybala. Volevo diventare come Paulo e mi sono tatuato come lui, un pallone con la corona sul polpaccio”.

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