Juventus, Buffon: «Mi manca la Champions, Conte non è come Mourinho» - Calcio News 24
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2013

Juventus, Buffon: «Mi manca la Champions, Conte non è come Mourinho»

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JUVENTUS BUFFON CONTE DEL PIERO – Intervista fiume di Gigi Buffon, portiere della Juventus, ai microfoni de La Repubblica all’indomani della vittoria in campionato: 

ADDII IN BIANCONERO«Ho parato per dodici anni, con Alex davanti. Un terzo della mia vita l’ho passato con lui. Ci ha legato lo spogliatoio, la quotidianità e tantissime altre cose. Ma oggi lui non c’è e io ho un po’ di malinconia.Capisco che il tempo va avanti,ti regala un pezzo in più, ma ti sottrae anche. A me il concetto del noi piace tantissimo, per questo ho fatto un sport di squadra: per poter condividere. Ma un po’ di groppo c’è. Questo è il nostro primo scudetto senza Del Piero, tra qualche anno ci sarà il primo senza Buffon. Un conto è dirlo, un conto è provarlo.Non si è mai pronti al proprio addio.Ma mi sono promesso:deciderò io, mi caccerò da solo, nessuna lenta agonia. Me ne voglio andare da numero uno,scrivere pagine belle, firmarle quando sono ancora in cima».

REPUBBLICA DELLO SPORT«Se sono il Napolitano dello Sport? Fatte le debite proporzioni,non mi offendo. Non voglio sembrare presuntuoso o finto modesto:ogni soggetto ha la propriastoria, non siamo tutti uguali. Sarà genetica, carattere o fortuna. Fino a quando mic hiameranno in nazionale io resto tra i pali. Non faccio fatica ad andare all’allenamento, la voglianon si è assopita. Si può parteciparealla storia del proprio paeseanche così, servendo con continuitàlo sport. E poi a me manca ancora la Champions, non dico che mi accontento, c’è un pezzo di me incompiuto, vorrei lasciare con tutte le cose a posto nel mio armadietto. Senza quel rimpianto».

BAYERN MONACO«Dopo l’andata avevo dei dubbi,nel senso che speravo in una nostra rimonta, la credevo possibile.Dopo non li ho avuti più, il Bayern è la squadra migliore mai affrontata in 17 anni di carriera.Con tutto il rispetto per quello che ha rappresentato il Barcellona,non sono mai stato un grande tifoso del suo gioco, il tiki-taca mi sfinisce. Simile alla Juve di Lippi? Molto. Ci sono molte similitudini con la Juve di Lippi: per la ricerca del calcio totale, per intensità e trame di passaggi, per compattezzadi squadra, per la capacità brutale di affermarsi. È vero che il calcio tedesco ha saputor ifondarsi in maniera intelligente,ha stadi nuovi e pieni, ma finora gli era mancato il guizzo vincente nelmomento più importante. Aveva solo sfiorato, ora invece tocca. Sette anni fa in Germania noi abbiamo vinto, loro perso. Ma loro hanno saputo ripartire e da una sconfitta sono rinati».

CONTE COME MOU? «Nego. Mourinho l’ho affrontato da avversario e posso dire che è più pacato di Conte, dà il meglio prima e dopo la partita. Conte sente tutto, non riesce ad essere indifferente. Io con lui prendo più rischi, è il gioco che lo impone, due anni fa mi limitavo a rilanciare il pallone, ora invece come mi dice Conte sono un fulcro del gioco. Adare un po’ di leggerezza all’ambienteci pensano Pirlo e Pepe, capaci di scherzare. Io sono una complicata persona semplice,masochista come molti portieri».

«Vero. Il Pallone d’oro non ci premia dal 2006 dove vinse Cannavaro.Ma i primi a disamorarci ea deprezzarci siamo noi. Non credo esista un titolo mondiale così poco sfruttato da un punto di vista di marketing e di immagine come quello vinto dai noi a Berlino nel 2006. Va bene, era un anno particolare, uscivamo da uno scandalo,ma l’abbiamo comunque ottenuto sul campo. Lottando e soffrendo. Niente, non ce n’è più stata traccia, quasi vi fosse fretta di cancellarlo. Si poteva fare un lavoro nelle scuole, si poteva usare perriformare un po’ il settore giovanile,programmare un nuovo futuro. Invece è stato abbandonato lì,come se fosse stato ottenuto per sbaglio. Dispiace vedere che il nostro è un paese dove non si valorizza il talento, all’estero invidiano la nostra creatività, noi la sprechiamo. Non abbiamo più la forza di indignarci, sembriamo malatit erminali, diamo per scontato quello che altri trovano aberrante».

«L’ho detto e ridetto: l’ineducazione e la maleducazione mi spaventano.Io su internet leggo cose così violente e così schifose che mivergogno di avere simili connazionali.Per questo evito. Mi domando:ma che famiglie ha questa gente? Come si parlano a casa e a tavola? E i genitori dove sono? I tifosi cercano di innervosirti e questo ci sta, lo hanno sempre fatto,ma quando si dice che all’estero questa lotta è stata vinta, io non ci credo. È che non finisce in prima pagina. Mentre da noi viene subito riportata e ingigantita. Se ti dipingi sempre in un modo poi è difficile cancellare quell’immagine. Non è brillante urlare che un nero non è made in Italy? «Non lo è. Ma nemmeno urlare zingaro di merda a Vucinic o daredella poco di buono a mia moglie.Non è che la gente allo stadio si trasforma,è che trova lecito riportarequello che sente dire. Balotelli è molto preso di mira, ma Seedorf ha giocato per 14 stagioni in Italiae nessuno si è mai sognato di insultarlo.Eppure mi risulta che Seedorf sia nero. Più che dirci chesiamo razzisti non sarebbe meglior afforzare l’idea che oggi l’Italia è un paese fatto da tanti?».