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2013

Sampdoria, Poli: «Juventus? A me vincere piace, ma…»

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poli andrea casa sampdoria (azione) 2013 ifa

CALCIOMERCATO SAMPDORIA POLI JUVENTUS MILAN – Intervenuto ai microfoni del settimanale SportWeek, Andrea Poli, centrocampista della Sampdoria si confessa in esclusiva e lancia i primi segnali circa il mercato: «Presenza numero 100? Sapevo che io mi stavo avvicinando a quella cifra, ma non sono uno che sta a contare le partite. Non avrebbe senso alla mia età. Se penso che uno come Ryan Giggs è arrivato a quota mille, ho due possibili reazioni davanti: o mi metto a piangere, o mi metto a ridere. Inizierò a contare le mie partite a fine carriera, e spero che per la maggior parte saranno state importanti. Non sono un ipocrita, perciò dico che per me vincere è tutto. È il mio chiodo fisso, pure alla PlayStation. È un fatto di indole. Non è questione di essere competitivi o eccessivamente ambiziosi, è proprio che mi piace la possibilità di eccellere nello sport, mi affascina chi arriva primo. Essere primi vuol dire aver dimostrato qualità e virtù superiori: io ammiro le persone di questo tipo: le eccellenze, appunto. Un esempio? Nel tennis, Roger Federer. Ho avuto l’opportunità di conoscerlo: un’emozione fortissima».

Gara da ricordare e da dimenticare: «26 settembre 2009, Samp-Inter 1-0: era la stagione di Delneri allenatore della Samp. Fu una delle mie prime partite giocate dall’inizio e non avevo ancora 20 anni. Stadio pieno, la Samp che con quel successo centra 5 vittorie nelle prime 6 giornate di campionato, un record per noi in Serie A. E poi, dall’altra parte, Mourinho, che conobbi proprio in quell’occasione. In quella partita a un certo punto subisco un mezzo fallo da rigore, l’arbitro non fischia, dalla panchina interista si alzano urlando che mi ero buttato. Io faccio segno di no col dito e nasce una piccola discussione che muore lì. A fine partita mi avvicino a Mourinho e gli faccio: “Mister, giuro che non sono caduto apposta”. Lui mi abbraccia e poi, nelle interviste, mi fa i complimenti per come ho giocato. L’altra? Samp-Palermo del maggio 2011: segnò la nostra retrocessione in B. Stagione disgraziata anche per il sottoscritto: fui martoriato dagli infortuni». 

Un motivo per restare alla Sampdoria? «La riconoscenza. Sono stato il primo acquisto giovane del presidente Garrone. Ho esordito in A e mi sono sempre trovato bene: questa squadra ha uno stile nel quale mi riconosco e qualità morali importanti. Rimasto male per l’Inter? Non ho chiesto spiegazioni e da uno a dieci ci son rimasto male dieci. Motivo per andare al Milan? Quando ero piccolo tifavo per loro. Motivo per andare alla Juventus? Un motivo per andare alla Juve… Come ho detto, non sono un ipocrita: a me vincere piace. Ma in questo momento non mi pongo il problema».